Error de la Administración en el sistema del decreto de flujos: el TAR de Apulia ordena la expedición del permiso de residencia “ahora por entonces”
Con una sentencia de especial relevancia sistemática, el Tribunal Administrativo Regional de Apulia – Sección Tercera, publicada el 24 de diciembre de 2025, se ha pronunciado sobre una cuestión que desde hace años genera litigiosidad e incertidumbre aplicativa: la gestión de los cupos de entrada para trabajo estacional y las consecuencias jurídicas de los errores imputables a la Administración Pública.
El caso se refiere a ciudadanos extracomunitarios que ingresaron legalmente en Italia en el marco del sistema del decreto de flujos, tras la expedición de los correspondientes permisos para trabajo estacional. Posteriormente, la Administración revocó dichos actos alegando la existencia de cupos excedidos y atribuyendo el ingreso a un “error informático” o material. De ello se derivó la denegación del permiso de residencia y el inicio del correspondiente procedimiento contencioso.
El Tribunal adopta una posición jurídica clara: la verificación de la disponibilidad de los cupos debe realizarse ex ante, antes de la entrada del trabajador extranjero, y no ex post. Permitir el ingreso y negar posteriormente el permiso de residencia por falta de cupo implica trasladar al extranjero las consecuencias de un mal funcionamiento administrativo que no le es imputable. Una interpretación que, según el Tribunal, carece de lógica jurídica y resulta incompatible con los principios de corrección y buen funcionamiento de la Administración.
La sentencia estima el recurso en los límites de la solicitud de expedición del permiso de residencia estacional con validez “ahora por entonces”, reconociendo el interés residual de los recurrentes en la regularización de su situación jurídica, también de cara a eventuales procedimientos administrativos futuros. Al mismo tiempo, se confirma —en línea con una jurisprudencia ya consolidada— la imposibilidad de conceder un permiso de residencia por búsqueda de empleo en el ámbito del trabajo estacional, al estar expresamente excluido por la normativa vigente.
La resolución trasciende el caso concreto. Por un lado, reafirma la responsabilidad de la Administración en la gestión de los flujos migratorios; por otro, tutela la confianza legítima de quienes ingresaron en Italia basándose en actos administrativos válidos y eficaces. En un contexto en el que el sistema de flujos resulta cada vez más central para el mercado laboral, pero estructuralmente frágil desde el punto de vista organizativo, esta decisión fija un criterio claro.
El texto íntegro de la sentencia está disponible en la publicación consultable en Calameo, accesible a través del siguiente enlace, de especial interés para operadores jurídicos, estudiosos y profesionales del sector: https://www.calameo.com/books/008079775616a5b14b842
La riforma della cittadinanza del 2025: quadro sistematico, ratio legis e linee di frattura con la disciplina previgente
Abstract
La riforma della cittadinanza introdotta dal decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, segna un punto di svolta nel diritto della cittadinanza italiano. Pur mantenendo formalmente il principio dello ius sanguinis quale criterio cardine di attribuzione dello status civitatis, il legislatore interviene in modo incisivo sull’automatismo tradizionalmente connesso alla discendenza, introducendo limiti generazionali, condizioni di effettività del legame con l’ordinamento statale e rilevanti innovazioni sul piano procedurale e probatorio. Il presente contributo intende ricostruire il quadro complessivo della riforma, analizzarne la ratio dichiarata e individuare le principali linee di discontinuità rispetto alla legge n. 91 del 1992.
1. Inquadramento normativo e contesto di intervento
Il decreto-legge n. 36 del 2025 si inserisce in un contesto normativo e politico caratterizzato da una crescente tensione tra due esigenze contrapposte: da un lato, la tradizionale apertura dell’ordinamento italiano verso il riconoscimento della cittadinanza per discendenza; dall’altro, la volontà di limitare fenomeni ritenuti di “cittadinanza meramente formale”, sganciata da un rapporto effettivo con lo Stato.
Come evidenziato nel dossier parlamentare predisposto dai Servizi Studi di Camera e Senato, la disciplina vigente – fondata sulla legge 5 febbraio 1992, n. 91 – ha rappresentato, per oltre trent’anni, un punto di equilibrio tra continuità storica e adattamento ai mutamenti sociali, senza mai mettere in discussione la preminenza dello ius sanguinis quale criterio strutturale di appartenenza alla comunità nazionale
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Il decreto-legge del 2025 non abroga tale principio, ma ne ridefinisce profondamente la portata applicativa, incidendo sul momento genetico dell’acquisto della cittadinanza e sulla stessa qualificazione giuridica dello status civitatis nei casi di nascita all’estero.
2. La ratio dichiarata della riforma: il “legame effettivo” con lo Stato
La relazione illustrativa e il dossier parlamentare richiamano espressamente il principio del genuine link, elaborato in ambito di diritto internazionale e ricondotto, in particolare, alla giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia nel caso Nottebohm del 1955. Secondo tale impostazione, la cittadinanza non può essere ridotta a un mero dato formale o genealogico, ma deve riflettere un rapporto reale, sostanziale e attuale tra individuo e Stato.
Il legislatore del 2025 assume tale principio come criterio ispiratore dell’intervento normativo, sostenendo la necessità di “oggettivare” il legame con l’Italia attraverso elementi verificabili: residenza qualificata, esclusività della cittadinanza degli ascendenti, attivazione tempestiva del procedimento amministrativo o giudiziario.
È significativo che la riforma venga presentata non come una misura di restrizione in senso proprio, bensì come un intervento di “chiarificazione” dei presupposti originari dell’acquisto della cittadinanza, volto a evitare un’estensione potenzialmente indefinita del corpo civico a soggetti privi di un rapporto concreto con l’ordinamento statale
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3. La tecnica normativa: dalla perdita al mancato acquisto originario
Uno degli snodi concettuali più rilevanti della riforma risiede nella scelta di qualificare le nuove limitazioni non come ipotesi di perdita o revoca della cittadinanza, bensì come casi di “mancato acquisto” originario.
L’introduzione dell’art. 3-bis nella legge n. 91 del 1992 stabilisce che il soggetto nato all’estero, in possesso di altra cittadinanza, deve essere considerato come colui che “non ha mai acquistato” la cittadinanza italiana, anche se nato prima dell’entrata in vigore della norma, salvo il ricorrere di specifiche condizioni derogatorie
L 74 2025 cittadinanza
. Tale formulazione consente al legislatore di incidere retroattivamente su situazioni giuridiche consolidate solo in apparenza, evitando il confronto diretto con i principi costituzionali in materia di perdita dello status civitatis.
La scelta lessicale e concettuale non è neutra: essa mira a sottrarre la riforma al paradigma della sanzione o della decadenza, collocandola invece nell’alveo della disciplina genetica del rapporto di cittadinanza. In tal modo, il legislatore rilegge ex post il titolo di appartenenza alla comunità nazionale, subordinandolo alla verifica di requisiti ulteriori rispetto alla mera discendenza biologica.
4. Continuità e discontinuità rispetto alla legge n. 91 del 1992
Sotto il profilo sistematico, la riforma del 2025 si presenta come un intervento di continuità solo apparente. È vero che il principio dello ius sanguinis non viene formalmente abbandonato; tuttavia, l’introduzione di limiti generazionali e condizioni di effettività segna una frattura profonda rispetto all’impostazione tradizionale della legge del 1992, che concepiva la cittadinanza come status trasmissibile lungo la linea genealogica senza necessità di un radicamento territoriale o relazionale attuale.
La nuova disciplina, pur richiamandosi alla tradizione, ne rielabora il significato, trasformando la cittadinanza da dato identitario tendenzialmente permanente a rapporto giuridico condizionato, suscettibile di verifica e delimitazione nel tempo.
5. Considerazioni introduttive
Il decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, inaugura una stagione nuova nel diritto della cittadinanza italiano. Al di là delle singole disposizioni, esso introduce una diversa concezione del rapporto tra individuo e Stato, fondata sull’idea che l’appartenenza alla comunità nazionale debba essere il risultato di un legame effettivo e non esclusivamente di una continuità genealogica.
Nei contributi successivi della presente serie si procederà all’analisi puntuale delle singole innovazioni: dalla preclusione all’acquisto automatico per i nati all’estero, alle eccezioni previste, alla nuova disciplina dei minori, fino alle rilevanti modifiche in materia processuale e probatoria.
Fonti utilizzate e verificate – Dossier Servizi Studi Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza, D.L. n. 36/2025 – A.C. 2402, 15 maggio 2025
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– Testo coordinato del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, G.U. n. 118 del 23 maggio 2025
Çalışma izninin reddi: Yabancı işçi itiraz hakkına sahip değildir
İtalyan mahkemesinden, çalışma temelli göç prosedürlerinde kimin dava açabileceğine dair netlik
İtalya’daki idari yargı mercileri tarafından yakın zamanda verilen bir karar, göç hukukunun en tartışmalı alanlarından birine açıklık getirdi: Yurt dışında yaşayan yabancı bir işçi adına talep edilen çalışma izni reddedildiğinde, bu karara karşı kim dava açabilir?
Konu, Avrupa Birliği üyesi olmayan yabancıların ücretli çalışma amacıyla İtalya’ya girişini düzenleyen İtalyan Göç Mevzuatının 22. maddesi çerçevesinde ele alınıyor. Söz konusu prosedür oldukça karmaşık olup, işveren tarafından yapılan başvuruyla başlamakta ve ancak daha sonraki bir aşamada işçiye giriş vizesi ile oturma izni verilmesiyle tamamlanmaktadır.
İdari mahkemeye göre, bu aşamalar arasındaki ayrım belirleyici niteliktedir.
Çalışma izninin talep edilmesi, onaylanması veya reddedilmesine ilişkin ilk aşamalarda hukuken korunmaya değer menfaat yalnızca işverene aittir. Başvuruyu yapan, Göç için Tek Durak Ofisi ile iletişim kuran ve kanuni süreler ile yükümlülükleri üstlenen taraf işverendir.
Bu aşamada yabancı işçi henüz korunmuş bir hukuki statüye sahip değildir. Mahkeme bu noktada açıktır: İşçinin yalnızca prosedürün olumlu sonuçlanmasına yönelik fiili bir menfaati vardır ve bu menfaat yargısal koruma için yeterli değildir. Dolayısıyla, çalışma izninin reddi veya iptali halinde yabancı işçi tek başına dava açma hakkına sahip değildir. Dava açma ehliyeti yalnızca başvuruyu yapan işverene aittir.
Söz konusu yayın, bu yorumun pratik sonuçlarını özellikle vurgulamaktadır. Uygulamada hâlen sıkça görülen, yalnızca yabancı işçi tarafından açılan davalar, işverenin doğrudan katılımı olmadığında kabul edilemezlik kararıyla sonuçlanmaktadır. Bu durum zaman kaybına, maliyet artışına ve hukuki beklentilerin boşa çıkmasına yol açmaktadır.
Mahkeme ayrıca, yabancı işçinin yargısal olarak korunabilir haklarının ancak daha sonraki aşamalarda, yani giriş vizesi ve oturma izninin verilmesi sürecinde doğduğunu açıkça belirtmektedir. Bu aşamaya kadar İtalyan hukuk sistemi, göç akışlarının kontrolüne ilişkin kamu yararı ile işverenin özel menfaatini öncelemekte, işçiye bağımsız bir dava hakkı tanımamaktadır.
Bu karar, göç hukukuna ilişkin geleneksel ve sistematik bir yaklaşımı yansıtmakta; çalışma temelli göç prosedürlerinde rollerin ve sorumlulukların net biçimde ayrılması gerektiğini bir kez daha ortaya koymaktadır. Aynı zamanda hukukçular ve ilgililer için açık bir mesaj içermektedir: Bu alanda, kimin dava açabileceğini bilmek, hangi idari işlemin dava konusu edilebileceğini bilmek kadar önemlidir.
Calaméo’da yayımlanan çalışma, İtalya’da çalışma temelli göç alanında yargısal korumanın mevcut sınırlarını anlamak isteyenler için önemli bir başvuru kaynağı niteliğindedir.
Refus de l’autorisation de travail : le travailleur étranger ne peut pas former de recours
Une décision italienne clarifie la question de la qualité pour agir en matière d’immigration professionnelle
Une récente décision de la justice administrative italienne a apporté une clarification nette sur un point souvent source de confusion dans le droit de l’immigration : qui peut contester le refus d’une autorisation de travail lorsqu’il s’agit de l’entrée d’un ressortissant étranger résidant à l’étranger.
La question s’inscrit dans le cadre de l’article 22 du Texte unique italien sur l’immigration, qui régit l’entrée des citoyens non européens pour travail salarié. La procédure est structurée en plusieurs phases distinctes, allant de la demande d’autorisation présentée par l’employeur jusqu’à la délivrance, à un stade ultérieur, du visa d’entrée et du titre de séjour au travailleur.
Selon le juge administratif, cette distinction entre les différentes phases de la procédure est déterminante.
Dans les phases initiales, celles relatives à la demande, à la confirmation ou au refus de l’autorisation de travail, l’intérêt juridiquement protégé est exclusivement celui de l’employeur. C’est l’employeur qui initie la procédure, qui dialogue avec le Guichet unique pour l’immigration et qui est tenu de respecter les délais et obligations prévus par la loi.
Le travailleur étranger, à ce stade, ne dispose pas encore d’une position juridique protégée. La juridiction administrative est explicite : il ne bénéficie que d’un intérêt de fait à l’issue favorable de la procédure, insuffisant pour fonder un recours juridictionnel. En conséquence, en cas de refus ou de révocation de l’autorisation de travail, le travailleur étranger ne peut pas saisir le juge. La qualité pour agir appartient uniquement à l’employeur.
L’étude met en évidence les effets pratiques de cette interprétation, notamment sur les stratégies contentieuses encore fréquemment utilisées. Les recours introduits uniquement par les travailleurs étrangers, sans l’implication directe de l’employeur, sont voués à l’irrecevabilité, avec des conséquences concrètes en termes de délais, de coûts et de protection juridique effective.
Ce n’est que dans les phases ultérieures, relatives à la délivrance du visa d’entrée et du titre de séjour, que naissent des droits directement rattachables au travailleur et susceptibles d’un contrôle juridictionnel autonome. Avant ce moment, le droit italien privilégie l’intérêt public à la gestion des flux migratoires et l’intérêt privé de l’employeur.
Cette décision s’inscrit dans une lecture classique et structurée du droit de l’immigration, rappelant que, dans les procédures d’entrée pour travail, il est essentiel de distinguer clairement les rôles et les responsabilités. Elle adresse également un message clair aux praticiens et aux intéressés : dans ce domaine, savoir qui peut agir en justice est aussi important que de savoir quel acte peut être contesté.
La publication Calaméo constitue, à cet égard, un outil utile pour comprendre les limites actuelles de la protection juridictionnelle en matière d’immigration professionnelle en Italie.
Error de la Administración en el sistema del decreto de flujos: el TAR de Apulia ordena la expedición del permiso de residencia “ahora por entonces”
Con una sentencia de especial relevancia sistemática, el Tribunal Administrativo Regional de Apulia – Sección Tercera, publicada el 24 de diciembre de 2025, se ha pronunciado sobre una cuestión que desde hace años genera litigiosidad e incertidumbre aplicativa: la gestión de los cupos de entrada para trabajo estacional y las consecuencias jurídicas de los errores imputables a la Administración Pública.
El caso se refiere a ciudadanos extracomunitarios que ingresaron legalmente en Italia en el marco del sistema del decreto de flujos, tras la expedición de los correspondientes permisos para trabajo estacional. Posteriormente, la Administración revocó dichos actos alegando la existencia de cupos excedidos y atribuyendo el ingreso a un “error informático” o material. De ello se derivó la denegación del permiso de residencia y el inicio del correspondiente procedimiento contencioso.
El Tribunal adopta una posición jurídica clara: la verificación de la disponibilidad de los cupos debe realizarse ex ante, antes de la entrada del trabajador extranjero, y no ex post. Permitir el ingreso y negar posteriormente el permiso de residencia por falta de cupo implica trasladar al extranjero las consecuencias de un mal funcionamiento administrativo que no le es imputable. Una interpretación que, según el Tribunal, carece de lógica jurídica y resulta incompatible con los principios de corrección y buen funcionamiento de la Administración.
La sentencia estima el recurso en los límites de la solicitud de expedición del permiso de residencia estacional con validez “ahora por entonces”, reconociendo el interés residual de los recurrentes en la regularización de su situación jurídica, también de cara a eventuales procedimientos administrativos futuros. Al mismo tiempo, se confirma —en línea con una jurisprudencia ya consolidada— la imposibilidad de conceder un permiso de residencia por búsqueda de empleo en el ámbito del trabajo estacional, al estar expresamente excluido por la normativa vigente.
La resolución trasciende el caso concreto. Por un lado, reafirma la responsabilidad de la Administración en la gestión de los flujos migratorios; por otro, tutela la confianza legítima de quienes ingresaron en Italia basándose en actos administrativos válidos y eficaces. En un contexto en el que el sistema de flujos resulta cada vez más central para el mercado laboral, pero estructuralmente frágil desde el punto de vista organizativo, esta decisión fija un criterio claro.
El texto íntegro de la sentencia está disponible en la publicación consultable en Calameo, accesible a través del siguiente enlace, de especial interés para operadores jurídicos, estudiosos y profesionales del sector: https://www.calameo.com/books/008079775616a5b14b842