martedì 24 febbraio 2026

Quitter l’Italie et refus du titre de séjour


 

Antecedentes penales y denegación del permiso de residencia


 

¿Sin domicilio, sin permiso?


 

No Residence, No Permit?


 

No Fixed Address, No Residence Permit: Italian Court Confirms Strict Line on Housing Stability

 No Fixed Address, No Residence Permit: Italian Court Confirms Strict Line on Housing Stability

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Lazio is set to influence the way residence permit renewals are assessed in Italy, particularly in cases involving housing instability.

In judgment no. 3262 of 20 February 2026 (case no. 16545 of 2022), the Court upheld a decision by the Rome Police Headquarters to reject the renewal of a residence permit for subordinate employment. The full text of the ruling is available here:
Calameo publication: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(Extended URL: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

The applicant, a foreign national, had applied for renewal of his work-based residence permit. The authorities denied the request after determining that he lacked a real and verifiable place of residence and was effectively untraceable. Administrative checks conducted at the declared address resulted in a formal report of unsuccessful searches.

The Court confirmed the lawfulness of the refusal, emphasizing that certainty of housing constitutes an essential prerequisite for the issuance or renewal of a residence permit. According to the judges, a residence permit is not granted automatically simply because an applicant is employed. Legal stay in Italy requires stable, concrete, and verifiable living conditions.

The ruling also takes a firm position on the issue of false address declarations. The Court made clear that providing inaccurate residence information cannot be considered a minor procedural defect. On the contrary, it represents a decisive element justifying the rejection of the application.

Another key aspect of the decision concerns the principle of tempus regit actum: administrative acts must be assessed based on the factual and legal situation existing at the time they are adopted. Consequently, a declaration of hospitality submitted after the rejection cannot retroactively cure the absence of a valid housing situation at the relevant time.

The judgment reinforces a broader trend in Italian administrative case law: integration is not measured solely by employment. Stability, traceability, and compliance with formal obligations—including residence registration—are increasingly treated as structural components of lawful presence.

For foreign nationals and legal practitioners alike, the message is clear. Housing documentation must be accurate, consistent, and verifiable before submitting any application for renewal. In immigration law, procedural details often determine substantive outcomes.

Transparency note: This article is based exclusively on the official text of the judgment of the Regional Administrative Court of Lazio, Section One Ter, no. 3262 of 20 February 2026, case no. 16545 of 2022, as published at the link indicated above.

Avv. Fabio Loscerbo

Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

 Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 16545 del 2022), affronta con chiarezza un nodo strutturale del diritto dell’immigrazione: il rilievo della stabilità abitativa ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Il testo integrale della decisione è consultabile al seguente link:
Calameo – Pubblicazione della sentenza
https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(URL esteso: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

La vicenda sottoposta al vaglio del giudice amministrativo prende le mosse dal diniego opposto dalla Questura al rinnovo del titolo di soggiorno, motivato sulla base della ritenuta irreperibilità dell’istante e della mancanza di un domicilio effettivo e verificabile. In particolare, l’Amministrazione aveva accertato che l’indirizzo indicato non corrispondeva a una situazione abitativa concreta, con esito negativo delle verifiche effettuate.

Il Collegio ha ritenuto legittimo il provvedimento di diniego, valorizzando un orientamento giurisprudenziale consolidato secondo cui la certezza della situazione abitativa costituisce presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. La decisione si colloca dunque nel solco di una lettura sostanziale dei requisiti di permanenza sul territorio nazionale, nella quale la dimora effettiva assume una funzione non meramente formale ma strutturale.

La pronuncia si fonda su un principio che merita attenzione sistematica: il titolo di soggiorno non è espressione di un automatismo legato al solo dato lavorativo, bensì il risultato di una valutazione complessiva della posizione dello straniero. In tale quadro, la precarietà alloggiativa – soprattutto quando si traduca in irreperibilità – incide direttamente sulla possibilità per l’Amministrazione di esercitare i propri poteri di controllo e di verifica, con evidenti riflessi in termini di ordine pubblico.

Particolarmente significativo è il passaggio in cui il giudice esclude che la falsa indicazione dell’indirizzo possa essere degradata a mera irregolarità formale. Essa viene qualificata come elemento dirimente, idoneo di per sé a giustificare il rigetto dell’istanza. Si tratta di un’affermazione che rafforza la centralità del principio di leale collaborazione e di correttezza nei rapporti tra amministrato e pubblica amministrazione, specialmente in un settore caratterizzato da un elevato tasso di discrezionalità tecnica.

La sentenza richiama inoltre il principio tempus regit actum, escludendo la possibilità di valorizzare dichiarazioni di ospitalità o documentazione sopravvenuta rispetto al momento di adozione del provvedimento. Ne deriva una concezione rigorosa del procedimento amministrativo in materia di immigrazione, nel quale la completezza e la veridicità della documentazione devono essere assicurate sin dall’origine.

Sul piano sistematico, la decisione sollecita una riflessione più ampia sul concetto di integrazione. La stabilità abitativa viene implicitamente elevata a indice di radicamento effettivo sul territorio. Non si tratta soltanto di un requisito tecnico, ma di un elemento che concorre a definire la qualità della presenza dello straniero nello Stato ospitante. L’integrazione, pertanto, non può essere ridotta al solo inserimento lavorativo, ma richiede una presenza reale, tracciabile e conforme alle regole dell’ordinamento.

In prospettiva futura, la pronuncia del TAR Lazio conferma una tendenza verso una crescente valorizzazione dei profili sostanziali della permanenza legale, rafforzando l’idea che la stabilità e la trasparenza della posizione anagrafica costituiscano condizioni imprescindibili per il mantenimento del titolo di soggiorno.

La pubblicazione su Calameo consente un’analisi diretta della motivazione, utile per la prassi forense, per l’attività amministrativa e per l’approfondimento scientifico del tema.

Dichiarazione di trasparenza sulle fonti: il presente contributo si basa esclusivamente sulla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026, ricorso numero di ruolo generale 16545 del 2022, come pubblicata integralmente nel link sopra indicato. I riferimenti giurisprudenziali richiamati sono quelli contenuti nella motivazione della decisione.

Avv. Fabio Loscerbo

lunedì 23 febbraio 2026

Conversion du permis saisonnier quelles sont les conditions juridiques

Conversion du permis saisonnier : quelles sont les conditions juridiques ? Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis l’avocat Fabio Loscerbo et aujourd’hui nous abordons une question très concrète : les conditions requises pour convertir un titre de séjour saisonnier en permis de séjour pour travail salarié en Italie. Nous prenons comme point de départ un arrêt récent du Tribunal Administratif Régional de Toscane, Deuxième Section, jugement numéro 329 de 2026, publié le 11 février 2026, rendu dans la procédure inscrite au rôle général numéro 1670 de 2025. L’affaire concernait un travailleur agricole dont la demande de conversion avait été rejetée parce qu’il n’avait pas atteint le nombre minimal de journées de travail exigé par la pratique administrative. La base juridique se trouve à l’article 24, paragraphe 10, du décret législatif numéro 286 de 1998. Cette disposition prévoit que le travailleur saisonnier qui a exercé une activité professionnelle régulière sur le territoire italien pendant au moins trois mois et qui dispose d’une offre de contrat de travail salarié, à durée déterminée ou indéterminée, peut demander la conversion de son titre de séjour. Les conditions sont donc claires. Premièrement, une offre réelle de travail salarié. Deuxièmement, l’exercice d’une activité professionnelle régulière pendant au moins trois mois. Dans le secteur agricole, toutefois, la notion de « trois mois » est traduite en journées de travail effectives. En raison du caractère souvent discontinu du travail agricole, dépendant des conditions météorologiques, les circulaires administratives ont fixé un critère précis : une moyenne d’au moins treize journées de travail par mois, soit un total de trente-neuf journées sur le trimestre. Le Tribunal Administratif Régional a jugé ce critère légitime. Selon la juridiction, la conversion des mois en journées ne contredit pas la loi, mais en assure une application raisonnable et conforme à son objectif : garantir que le travailleur ait effectivement exercé une activité réelle et non purement formelle avant d’obtenir un statut plus stable. Le requérant soutenait que le nombre insuffisant de journées était dû aux mauvaises conditions météorologiques. Toutefois, le Tribunal a rappelé un principe fondamental : de telles circonstances doivent être prouvées de manière rigoureuse. Des déclarations générales ou imprécises ne suffisent pas. Il faut des éléments concrets et documentés. Le message est clair. La conversion d’un permis saisonnier n’est pas automatique. Elle exige une activité professionnelle réelle, documentée et conforme aux critères administratifs. Et surtout, la procédure administrative doit être préparée avec soin, bien avant toute éventuelle action contentieuse. En droit de l’immigration, la réalité des faits compte. Mais la preuve compte tout autant. Merci de votre attention et à très bientôt pour un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. https://www.youtube.com/watch?v=Q2o2TjB_ilw

No Residence, No Permit? The Court Decision That Changes Everything

https://ift.tt/WYxbqKA https://www.youtube.com/watch?v=mSIilUBpq7I