lunedì 23 febbraio 2026

Seasonal Work and Residence Permits: Italy’s Administrative Court Confirms the Limits of “Waiting for Employment”

 Seasonal Work and Residence Permits: Italy’s Administrative Court Confirms the Limits of “Waiting for Employment”

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna has once again clarified a sensitive and often misunderstood aspect of Italian immigration law: foreign nationals who enter Italy with a seasonal work visa cannot obtain a residence permit for “waiting for employment” if the seasonal job does not materialise or comes to an end.

In its judgment of 5 February 2026 (no. 217), the Court examined a case involving a non-EU worker who had lawfully entered Italy on the basis of a seasonal work authorisation. After the employment relationship failed to be properly established, the applicant requested a residence permit allowing him to remain in Italy while seeking new employment. The public administration rejected the request, and the decision was challenged before the administrative court.

The ruling is clear and leaves little room for interpretative ambiguity. Italian law draws a sharp distinction between ordinary subordinate employment and seasonal work. While the legal framework allows foreign workers who lose a regular job to remain in Italy for a certain period in order to look for new employment, this possibility is expressly excluded for seasonal workers. The Court stressed that this exclusion is not accidental, but reflects the very nature of seasonal employment, which is temporary, cyclical and strictly linked to specific economic sectors.

According to the judges, when a seasonal employment relationship is not completed in accordance with the prescribed administrative procedure, the underlying authorisation and entry visa lose their legal effectiveness. In such circumstances, there is no legal basis for converting the seasonal status into a different type of residence permit. The “waiting for employment” permit, the Court explained, is not a corrective tool designed to remedy unsuccessful or incomplete procedures, but an exceptional mechanism operating only within the limits explicitly set by the legislature.

The judgment also addresses a recurring argument in immigration litigation: the reliance on ministerial circulars and administrative guidelines. While applicants often invoke these instruments to support more flexible interpretations, the Court reaffirmed a fundamental principle of administrative law. Circulars cannot override or extend statutory provisions, particularly where the law is clear and unambiguous. In the field of immigration, where access to and permanence on national territory are strictly regulated, interpretative flexibility cannot come at the expense of legal certainty and procedural coherence.

This decision fits squarely within a growing body of case law confirming a restrictive approach to seasonal work permits. Italian courts have consistently held that seasonal migration cannot be used as an indirect pathway to long-term residence or labour market stabilisation. Any possibility of remaining in Italy beyond the seasonal framework must be grounded in explicit legal provisions, such as those governing the conversion of residence permits, and cannot be achieved through administrative reinterpretation.

Beyond the individual case, the ruling has broader implications. It reinforces the idea that immigration systems depend on the strict observance of procedural rules, especially in areas closely connected to migration planning and quota mechanisms. At a time when labour migration remains a politically and socially sensitive issue across Europe, the judgment underscores the importance of maintaining clear legal boundaries between different forms of authorised stay.

The full text of the judgment is available in the Calaméo publication at the following link:
Clickable link: https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d
Plain link: https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d

Avv. Fabio Loscerbo

Niente esami, niente conversione. Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

 Niente esami, niente conversione.

Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, n. 254 del 13 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 114 del 2026), offre l’occasione per tornare su un tema classico ma spesso frainteso del diritto dell’immigrazione: il rapporto tra rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio e conversione in permesso per lavoro subordinato.

La decisione è consultabile integralmente nella pubblicazione disponibile su Calaméo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

Il caso trae origine dalla posizione di uno straniero entrato regolarmente in Italia con visto per motivi di studio, il quale, alla scadenza del titolo, lamentava l’illegittimità del diniego opposto dalla Questura e sosteneva di aver richiesto la conversione del permesso in titolo per lavoro subordinato. L’amministrazione, tuttavia, aveva qualificato l’istanza come domanda di rinnovo del permesso per studio, negandola per carenza dei presupposti, e aveva adottato altresì un decreto di espulsione.

La pronuncia si articola lungo tre direttrici di particolare interesse sistematico.

In primo luogo, il TAR affronta il tema della corretta qualificazione della domanda. Dalla ricostruzione degli atti emerge l’assenza di una formale istanza di conversione. Il documento prodotto dal ricorrente era una mera ricevuta di pagamento del contributo, non una domanda espressa volta alla trasformazione del titolo. Inoltre, il rapporto di lavoro invocato risultava instaurato in epoca successiva alla richiesta di rinnovo. Il Collegio chiarisce, con argomentazione lineare, che la legittimità del provvedimento va valutata alla luce della domanda effettivamente proposta e dei presupposti esistenti al momento della sua presentazione. Non è consentito, in sede contenziosa, mutare la natura dell’istanza né valorizzare requisiti sopravvenuti.

In secondo luogo, la sentenza ribadisce un principio consolidato in materia di obblighi istruttori dell’amministrazione. Non sussiste un dovere generalizzato della Questura di verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti per il rilascio di un diverso titolo di soggiorno rispetto a quello richiesto. L’ordinamento configura il procedimento come attivato su istanza di parte; l’amministrazione è tenuta a pronunciarsi nei limiti dell’oggetto delineato dall’interessato. Ne discende che, in assenza di una domanda di conversione, non può imputarsi alla Questura l’omessa valutazione di tale possibilità.

In terzo luogo, la decisione affronta la questione della traduzione del provvedimento di diniego. Il ricorrente lamentava la violazione delle garanzie difensive per la mancata redazione dell’atto in lingua a lui comprensibile. Il TAR richiama l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’omessa traduzione non determina invalidità automatica del provvedimento qualora lo straniero abbia comunque potuto proporre ricorso nei termini e articolare compiutamente le proprie difese. Nel caso di specie, l’impugnazione tempestiva e la traduzione orale intervenuta al momento della notifica escludono ogni lesione effettiva del diritto di difesa.

Particolarmente significativo è, inoltre, il passaggio in cui il Collegio valorizza la mancanza di un percorso universitario effettivo. Il permesso per motivi di studio presuppone la frequenza e il superamento di esami secondo un iter coerente. L’assenza di prove in tal senso legittima il diniego del rinnovo, non potendo il titolo trasformarsi in uno strumento surrettizio di permanenza sganciato dalla finalità tipica.

La sentenza si colloca in un solco interpretativo rigoroso, coerente con la struttura del testo unico sull’immigrazione e con la logica della tipicità dei titoli di soggiorno. Essa riafferma che la procedura amministrativa non è un elemento meramente formale, bensì la sede in cui si cristallizzano diritti, oneri e presupposti. La conversione del permesso di soggiorno non può essere costruita ex post, né può fondarsi su situazioni lavorative sopravvenute rispetto alla domanda originaria.

In prospettiva sistemica, la decisione richiama operatori e difensori alla centralità della corretta impostazione dell’istanza e della prova dei requisiti nel momento genetico del procedimento. Nel diritto dell’immigrazione, la forma è sostanza: la chiarezza dell’oggetto della domanda e la tempestiva dimostrazione dei presupposti rappresentano condizioni imprescindibili per la tutela giurisdizionale.

Avv. Fabio Loscerbo

Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

 Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña vuelve a reafirmar un principio fundamental del derecho de inmigración en Italia: un permiso de residencia no puede transformarse de manera retroactiva, y el respeto del procedimiento no es una mera formalidad, sino el núcleo mismo de la tutela jurídica.

Mediante la sentencia número 254 de 13 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general con el número 114/2026), el tribunal examinó el caso de un ciudadano extranjero que había ingresado en Italia con un visado por estudios. Al expirar su permiso de residencia, el interesado afirmó haber solicitado la conversión a un permiso por trabajo subordinado. La Questura rechazó la solicitud y, además, emitió un decreto de expulsión.

La decisión íntegra puede consultarse aquí:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

La cuestión central analizada por el Tribunal fue si realmente se había presentado una solicitud formal de conversión. El demandante aportó únicamente el comprobante del pago de la tasa administrativa, pero no un documento que acreditara una petición expresa de cambio del tipo de permiso. Además, el contrato de trabajo invocado fue celebrado después de la presentación de la solicitud de renovación.

Este detalle resultó decisivo.

El Tribunal consideró que la administración actuó correctamente al calificar la petición como una simple solicitud de renovación del permiso de residencia por estudios. En el ordenamiento italiano, la legalidad del acto administrativo debe evaluarse en función de la solicitud efectivamente presentada y de los requisitos existentes en el momento de su presentación. Circunstancias posteriores — como la firma de un contrato de trabajo — no pueden legitimar retroactivamente una conversión que nunca fue formalmente solicitada.

La sentencia reafirma también otro principio consolidado: la Questura no está obligada a valorar de oficio la posibilidad de conceder un permiso distinto si el interesado no ha formulado una solicitud específica en tal sentido. El procedimiento administrativo en materia de inmigración se activa y se delimita por la iniciativa del solicitante. La administración debe pronunciarse sobre lo que se pide, no sobre lo que hipotéticamente podría haberse pedido.

El Tribunal abordó asimismo la cuestión de la traducción del acto administrativo. La resolución de denegación estaba redactada únicamente en italiano. Sin embargo, recordó que la falta de traducción escrita no implica automáticamente la invalidez del acto si el extranjero ha podido interponer recurso dentro del plazo legal y ejercer plenamente su derecho de defensa. En este caso, el recurso fue presentado oportunamente.

Finalmente, la sentencia pone de relieve la naturaleza propia del permiso de residencia por estudios. Este tipo de título exige un recorrido académico real y verificable. En el caso concreto, el solicitante no había aprobado ningún examen universitario, lo que hacía inviable la renovación del permiso.

Más allá del caso específico, la decisión confirma un principio estructural del derecho italiano de inmigración: el sistema se basa en la tipicidad de los permisos de residencia y en la coherencia entre la finalidad declarada y la situación concreta del interesado. Un permiso por estudios no puede convertirse, por simple conveniencia, en un permiso de trabajo. La conversión requiere una solicitud formal y la existencia efectiva de los requisitos legales en el momento de su presentación.

El procedimiento administrativo no es un obstáculo técnico; es el marco jurídico que define y protege los derechos.

Para los estudiantes extranjeros en Italia, el mensaje es claro: el permiso por estudios exige un compromiso académico auténtico. Y quien aspire a trabajar debe seguir rigurosamente el camino legal previsto por la ley.

Avvocato Fabio Loscerbo
Abogado en Bolonia
Derecho de Inmigración

العنوان: بدون سكن ثابت، لا إقامة؟


 

 

من دون عنوان سكن حقيقي… لا تجديد للإقامة: القضاء الإداري يؤكد النهج الصارم

 من دون عنوان سكن حقيقي… لا تجديد للإقامة: القضاء الإداري يؤكد النهج الصارم

أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو حكماً جديداً يعزز توجهاً قضائياً صارماً في ما يتعلق بتجديد تصاريح الإقامة: غياب عنوان سكن حقيقي وقابل للتحقق قد يكون سبباً كافياً لرفض الطلب.

بموجب الحكم رقم 3262 الصادر في 20 فبراير 2026 (الدعوى رقم 16545 لسنة 2022)، أكدت الدائرة الأولى تير مشروعية قرار مديرية شرطة روما القاضي برفض تجديد تصريح إقامة لمواطن أجنبي كان يحمل تصريحاً للعمل لدى الغير.

يمكن الاطلاع على النص الكامل للحكم عبر الرابط التالي:
منشور على Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(الرابط الكامل: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

في هذه القضية، تبين للإدارة أن مقدم الطلب لا يملك محل إقامة فعلياً يمكن التحقق منه. وقد أسفرت عمليات التحقق الميداني في العنوان المصرّح به عن محاضر تفيد بعدم العثور عليه، ما أدى إلى اعتباره في حالة تعذر الوصول إليه.

المحكمة اعتبرت أن قرار الرفض مشروع، مؤكدة أن وضوح واستقرار الوضع السكني يُعد شرطاً أساسياً لمنح أو تجديد تصريح الإقامة. وجود علاقة عمل لا يكفي وحده لضمان الاستمرار في الإقامة القانونية.

كما شدد الحكم على أن تقديم عنوان غير مطابق للحقيقة لا يُعد مجرد خطأ شكلي، بل يُعتبر عنصراً حاسماً يمكن أن يبرر رفض الطلب. وأكدت المحكمة أيضاً تطبيق مبدأ تقييم القرار وفق الظروف القائمة وقت صدوره، مما يعني أن أي تصريح سكن أو وثيقة لاحقة لا يمكن أن تعالج بأثر رجعي النقص الذي كان قائماً عند اتخاذ القرار.

هذا الحكم يعكس توجهاً واضحاً في القضاء الإداري الإيطالي: الاندماج لا يُقاس بالعمل فقط، بل يشمل الاستقرار السكني، والقدرة على تتبع مكان الإقامة، والالتزام الصارم بالقواعد الشكلية والموضوعية.

بالنسبة للمواطنين الأجانب ولممارسي القانون، الرسالة واضحة: قبل تقديم طلب تجديد الإقامة، يجب التأكد من أن الوضع السكني موثق بشكل دقيق وقابل للتحقق. ففي قانون الهجرة، التفاصيل الإدارية قد تكون حاسمة في تحديد المصير القانوني.

ملاحظة شفافية: يستند هذا المقال حصراً إلى النص الرسمي للحكم الصادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو، الدائرة الأولى تير، رقم 3262 بتاريخ 20 فبراير 2026، الدعوى رقم 16545 لسنة 2022، كما هو منشور في الرابط أعلاه.

Avv. Fabio Loscerbo

Seasonal Permit Conversion in Italy


 

Conversion du permis saisonnier quelles sont les conditions juridiques

Conversion du permis saisonnier : quelles sont les conditions juridiques ? Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigratio...