domenica 29 marzo 2026

Les conditions pour obtenir la protection spéciale selon une décision du Tribunal de Venise

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La segnalazione Schengen nel procedimento amministrativo: natura, limiti e obblighi istruttori alla luce della giurisprudenza recente

 La segnalazione Schengen nel procedimento amministrativo: natura, limiti e obblighi istruttori alla luce della giurisprudenza recente

Abstract
La segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) costituisce uno strumento di cooperazione tra Stati membri, frequentemente utilizzato nei procedimenti amministrativi in materia di immigrazione. Tuttavia, la sua rilevanza giuridica non può essere intesa in termini automatici. Il presente contributo analizza la natura della segnalazione Schengen, i suoi presupposti normativi e i limiti del suo utilizzo quale motivo ostativo nei procedimenti relativi al soggiorno dello straniero, alla luce della recente giurisprudenza del Consiglio di Stato.

Il sistema Schengen si fonda su un meccanismo di cooperazione tra Stati volto a garantire la sicurezza interna e la gestione coordinata delle frontiere. In tale contesto, la segnalazione ai fini della non ammissione nel territorio costituisce uno strumento informativo disciplinato, tra l’altro, dall’articolo 96 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 14 giugno 1985, resa esecutiva in Italia con legge 30 settembre 1993, numero 388.

La norma prevede che i dati relativi agli stranieri segnalati siano inseriti sulla base di decisioni adottate dalle autorità nazionali competenti, nel rispetto delle garanzie procedurali previste dagli ordinamenti interni. Le ragioni della segnalazione possono essere molteplici: dalla sussistenza di una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, fino a ipotesi più circoscritte, quali la violazione delle norme sull’ingresso e soggiorno.

Proprio questa pluralità di presupposti impone una riflessione sul valore giuridico della segnalazione nel contesto dei procedimenti amministrativi nazionali. La prassi amministrativa ha spesso attribuito alla segnalazione Schengen una valenza automaticamente ostativa, considerandola sufficiente, di per sé, a giustificare il rigetto di istanze di regolarizzazione o di rilascio del permesso di soggiorno.

Tale impostazione è stata oggetto di un significativo ridimensionamento da parte della giurisprudenza amministrativa. In particolare, una recente decisione del Consiglio di Stato, Sezione Terza, pubblicata il 22 gennaio 2026, relativa al procedimento con ruolo generale numero 8865 del 2023 , ha chiarito che la mera esistenza di una segnalazione nel sistema Schengen non può essere considerata automaticamente ostativa.

Il Collegio ha evidenziato come l’amministrazione sia tenuta a verificare in concreto le ragioni che hanno determinato l’inserimento della segnalazione. Tale verifica assume rilievo dirimente, in quanto solo la conoscenza del presupposto sostanziale consente di valutare la reale incidenza della segnalazione sul procedimento amministrativo in corso.

In altri termini, la segnalazione Schengen non costituisce un fatto giuridico uniforme, ma un dato che deve essere qualificato in relazione al suo contenuto. La distinzione tra segnalazioni fondate su esigenze di sicurezza e quelle derivanti da mere irregolarità amministrative assume, in tale prospettiva, un rilievo decisivo.

Nel caso esaminato dal Consiglio di Stato, l’amministrazione aveva fondato il diniego esclusivamente sulla presenza di una segnalazione proveniente da un altro Stato membro, senza procedere ad alcuna istruttoria sulle ragioni sottese alla stessa e senza considerare la circostanza che la segnalazione risultava nel frattempo revocata o non rinnovata.

Il giudice amministrativo ha ritenuto tale comportamento viziato sotto il profilo del difetto di istruttoria e della carenza di motivazione. La decisione si inserisce, pertanto, in un orientamento che valorizza i principi generali del diritto amministrativo, imponendo all’amministrazione un obbligo di valutazione concreta e individualizzata.

Sotto il profilo sistematico, tale impostazione appare coerente con i principi di proporzionalità e ragionevolezza, nonché con l’esigenza di garantire una tutela effettiva dei diritti dello straniero. L’automatismo amministrativo, infatti, rischia di tradursi in una compressione indebita delle posizioni giuridiche soggettive, in contrasto con i principi costituzionali e sovranazionali.

La segnalazione Schengen, pertanto, deve essere considerata come un elemento istruttorio, suscettibile di incidere sul procedimento, ma non idoneo a determinarne automaticamente l’esito. La sua rilevanza dipende dalla natura della segnalazione, dalla sua attualità e dalla sua incidenza concreta sulla posizione dello straniero.

In conclusione, la giurisprudenza recente conferma la necessità di superare approcci meramente formali, riportando al centro del procedimento amministrativo la valutazione sostanziale dei fatti. In tale contesto, la segnalazione Schengen non può essere utilizzata come scorciatoia decisionale, ma deve essere oggetto di un’attenta e motivata analisi.

Dichiarazione di trasparenza delle fonti
Il presente contributo si fonda sulla normativa vigente in materia di Sistema Informativo Schengen e sulla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Terza, pubblicata il 22 gennaio 2026, relativa al procedimento con ruolo generale numero 8865 del 2023, consultabile nel documento allegato . Le fonti sono state utilizzate nel rispetto dei criteri di accuratezza, coerenza e aggiornamento.

Firma
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Schengen Alert and Residence Permit

Schengen Alert and Residence Permit A recent judgment of the Consiglio di Stato confirms that a Schengen alert cannot automatically justify a refusal. Authorities must assess its specific reasons and current validity. Without proper investigation, the decision is unlawful https://www.youtube.com/watch?v=bdnNg_qK4xk

New on TikTok: العنوان: إشارة شنغن وتصريح الإقامة حكم حديث صادر عن Consiglio di Stato يؤكد أن إشارة شنغن لا تكفي وحدها لرفض الطلب. يجب التحقق من أسبابها ومدى سريانها. وبدون ذلك، يكون القرار غير مشروع .

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New on TikTok: Signalement Schengen et titre de séjour Un arrêt récent du Consiglio di Stato précise qu’un signalement Schengen ne peut pas justifier automatiquement un refus. L’administration doit vérifier ses motifs et sa validité actuelle. À défaut, la décision est illégale

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Ascolta "Alerta en el SIS y anulación del visado el Tribunal Administrativo de Roma excluye el automatismo" su Spreaker.

Title: Schengen SIS Alert Cannot Automatically Cancel a Visa: Italian Administrative Court Clarifies

 Title: Schengen SIS Alert Cannot Automatically Cancel a Visa: Italian Administrative Court Clarifies

A recent decision of the Italian administrative judiciary has clarified an important legal principle concerning the Schengen Information System (SIS) and its impact on immigration procedures.

The case, decided by the Regional Administrative Court for Lazio (TAR Lazio), Section V Quater, Judgment number 2728 of 2026, addressed the relationship between SIS alerts and the administrative power to cancel a visa already issued by an Italian diplomatic authority.

The full decision is available at the following publication:
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

The case concerned a foreign student who had obtained a study visa issued by an Italian embassy abroad. Subsequently, the authorities of another Schengen State revoked the applicant’s residence permit and entered an alert in the Schengen Information System.

Following this alert, the Italian diplomatic authority decided to cancel the visa that had already been granted. As a direct consequence, the Questura of Milan later declared the residence permit application for study purposes inadmissible.

The applicant challenged these decisions before the administrative court, arguing that the authorities had relied on the SIS alert as an automatic and binding ground for cancelling the visa, without conducting a proper administrative assessment.

The Administrative Court agreed with this argument.

According to the judges, the existence of an alert in the Schengen Information System cannot automatically justify the cancellation of a visa. Even in the presence of an SIS alert, public authorities must still carry out an independent and concrete evaluation of the individual case.

The court emphasized that administrative decisions must respect fundamental principles such as proportionality, adequacy and the protection of legitimate expectations. In this case, the administration had treated the SIS alert as if it created a mandatory obligation to cancel the visa, effectively eliminating any discretionary assessment.

This approach was considered unlawful.

The judges stated that the authorities should have conducted a more thorough administrative investigation before adopting such a restrictive measure. Because this did not happen, the court annulled both the visa cancellation and the subsequent decision declaring the residence permit application inadmissible.

The ruling is particularly significant because it highlights an essential aspect of European migration governance: information-sharing systems such as SIS are instruments of cooperation between states, but they do not replace the duty of national authorities to evaluate each case individually.

In practice, this means that an SIS alert cannot be treated as an automatic administrative decision. Public authorities must always ensure that their actions are proportionate, justified and based on a proper examination of the specific circumstances.

This decision is likely to become an important reference point in future litigation involving visa cancellations, SIS alerts and administrative discretion in immigration law.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

mercoledì 25 marzo 2026

Título: Una alerta en el sistema SIS no puede provocar automáticamente la anulación de un visado: decisión del tribunal administrativo italiano

 Título: Una alerta en el sistema SIS no puede provocar automáticamente la anulación de un visado: decisión del tribunal administrativo italiano

Una reciente decisión de la jurisdicción administrativa italiana ha aportado una aclaración importante sobre los efectos de las alertas en el Sistema de Información de Schengen (SIS) en los procedimientos relacionados con visados y permisos de residencia.

El caso fue decidido por el Tribunal Administrativo Regional del Lazio (TAR Lazio), Sección Quinta Quater, sentencia número 2728 de 2026, que analizó la relación entre una alerta en el SIS y la facultad de la administración de anular un visado ya concedido.

El texto completo de la sentencia está disponible en la siguiente publicación:
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

El asunto se refería a una estudiante extranjera que había obtenido un visado por motivos de estudio expedido por una embajada italiana en el extranjero. Posteriormente, las autoridades de otro Estado del espacio Schengen revocaron su permiso de residencia e introdujeron una alerta en el Sistema de Información de Schengen.

A raíz de esta alerta, la autoridad diplomática italiana decidió anular el visado que ya había sido concedido. Como consecuencia directa, la Questura de Milán declaró posteriormente inadmisible la solicitud de permiso de residencia por estudios presentada por la interesada.

La solicitante impugnó estas decisiones ante el tribunal administrativo, sosteniendo que la administración había utilizado la alerta en el SIS como un motivo automático y obligatorio para anular el visado, sin realizar una evaluación administrativa adecuada.

El tribunal administrativo acogió este argumento.

Según los jueces, la existencia de una alerta en el Sistema de Información de Schengen no puede justificar automáticamente la anulación de un visado. Incluso en presencia de una alerta SIS, la administración está obligada a realizar una evaluación autónoma y concreta de la situación individual.

El tribunal recordó que toda decisión administrativa debe respetar principios fundamentales como la proporcionalidad, la adecuación de la medida y la protección de la confianza legítima.

En este caso, la administración había tratado la alerta SIS como si constituyera una obligación automática de cancelar el visado, considerando que no tenía margen de valoración. Esta interpretación fue considerada incompatible con los principios del derecho administrativo.

Los jueces señalaron que la administración debería haber llevado a cabo un examen más profundo del caso antes de adoptar una medida tan restrictiva. Al no haberse realizado dicha evaluación, el tribunal anuló tanto la decisión de cancelar el visado como la posterior decisión que había declarado inadmisible la solicitud de permiso de residencia.

Esta sentencia es especialmente relevante porque reafirma un principio fundamental del derecho europeo de la inmigración: los sistemas de intercambio de información entre Estados, como el SIS, son instrumentos de cooperación, pero no sustituyen el deber de las autoridades nacionales de evaluar cada caso de forma individual.

En la práctica, esto significa que una alerta en el SIS no puede convertirse en un automatismo administrativo. Las autoridades deben garantizar siempre que sus decisiones sean proporcionales, motivadas y basadas en un análisis real de las circunstancias del caso.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Signalement SIS et visa : le tribunal exclut l’automatisme


 

lunedì 23 marzo 2026

Segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e limiti dell’automatismo amministrativo nell’annullamento dei visti

 Segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e limiti dell’automatismo amministrativo nell’annullamento dei visti

Abstract

La giurisprudenza amministrativa italiana torna a confrontarsi con il tema delle segnalazioni nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e con i loro effetti sulle procedure relative ai visti e ai titoli di soggiorno. La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, pubblicata nel 2026, offre l’occasione per riflettere sui limiti dell’automatismo amministrativo e sul dovere dell’amministrazione di svolgere una valutazione concreta e proporzionata del caso. Il provvedimento analizzato chiarisce che la mera presenza di una segnalazione nel SIS non può essere considerata un presupposto necessario e sufficiente per l’annullamento di un visto già rilasciato, imponendo invece un’istruttoria effettiva e una ponderazione degli interessi coinvolti.

1. Introduzione

Il Sistema Informativo Schengen rappresenta uno degli strumenti centrali della cooperazione europea in materia di sicurezza e gestione delle frontiere. Attraverso questo sistema, gli Stati membri condividono informazioni relative a persone e oggetti ricercati o segnalati, con l’obiettivo di garantire un controllo coordinato all’interno dello spazio Schengen.

Nel contesto del diritto dell’immigrazione, le segnalazioni nel SIS assumono particolare rilievo perché possono incidere direttamente sui procedimenti relativi ai visti, agli ingressi e ai permessi di soggiorno. Tuttavia, l’utilizzo di tali informazioni deve sempre essere compatibile con i principi fondamentali del diritto amministrativo, tra cui la proporzionalità, la ragionevolezza e la tutela dell’affidamento.

La decisione qui esaminata, pubblicata integralmente al seguente indirizzo:

https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

offre un contributo significativo alla definizione dei limiti entro cui le amministrazioni possono utilizzare una segnalazione nel SIS come presupposto per adottare provvedimenti restrittivi.

2. Il caso oggetto della decisione

La controversia trae origine dal rilascio di un visto per motivi di studio da parte di una sede diplomatica italiana. Successivamente, le autorità di un altro Stato appartenente all’area Schengen avevano revocato il permesso di soggiorno della cittadina interessata e inserito una segnalazione nel Sistema Informativo Schengen.

A seguito di tale segnalazione, l’amministrazione italiana aveva proceduto all’annullamento d’ufficio del visto precedentemente rilasciato. In conseguenza di tale annullamento, la Questura competente aveva dichiarato irricevibile la domanda di permesso di soggiorno presentata dall’interessata.

La ricorrente ha quindi impugnato tali provvedimenti dinanzi al giudice amministrativo, sostenendo che l’amministrazione avesse applicato la segnalazione nel SIS in modo automatico, senza effettuare una valutazione concreta della situazione.

3. Il quadro normativo e il ruolo del Sistema Informativo Schengen

Il Sistema Informativo Schengen è disciplinato da una serie di regolamenti europei che regolano la raccolta, la condivisione e l’utilizzo delle informazioni tra gli Stati membri. Il sistema consente alle autorità nazionali di verificare rapidamente l’esistenza di segnalazioni relative a persone o documenti, facilitando la cooperazione transnazionale.

Tuttavia, il funzionamento del SIS non comporta che le autorità nazionali siano automaticamente vincolate a adottare determinati provvedimenti. Le informazioni contenute nel sistema devono essere interpretate e utilizzate nel rispetto dei principi generali del diritto dell’Unione e del diritto amministrativo nazionale.

Proprio su questo punto si concentra la pronuncia del TAR Lazio.

4. Il principio affermato dal TAR Lazio

Il giudice amministrativo ha chiarito che la segnalazione nel Sistema Informativo Schengen non può essere considerata un presupposto automatico e vincolante per l’annullamento di un visto.

Secondo il tribunale, l’amministrazione non può ritenersi priva di margini di valutazione discrezionale. Al contrario, deve procedere a una verifica concreta delle circostanze del caso, tenendo conto anche del principio di proporzionalità e dell’eventuale affidamento maturato dalla persona interessata.

Nel caso specifico, il collegio ha rilevato che l’amministrazione aveva trattato la segnalazione nel SIS come se costituisse un obbligo automatico di annullamento del visto, senza svolgere un’adeguata istruttoria. Tale impostazione è stata ritenuta incompatibile con i principi del diritto amministrativo.

La decisione ha quindi annullato sia il provvedimento di annullamento del visto sia il successivo atto della Questura che aveva dichiarato irricevibile la domanda di permesso di soggiorno.

5. Considerazioni conclusive

La pronuncia del TAR Lazio assume particolare rilevanza perché affronta una questione destinata a riproporsi con crescente frequenza nella prassi amministrativa: il rapporto tra i sistemi informativi europei e il potere decisionale delle amministrazioni nazionali.

Il principio affermato dal giudice amministrativo è chiaro: gli strumenti di cooperazione europea, come il Sistema Informativo Schengen, non possono trasformarsi in meccanismi di decisione automatica. L’amministrazione resta sempre tenuta a svolgere una valutazione concreta del caso, motivando adeguatamente le proprie decisioni e verificando la proporzionalità delle misure adottate.

In questa prospettiva, la decisione contribuisce a rafforzare il controllo giurisdizionale sugli automatismi amministrativi e a riaffermare il ruolo centrale dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e tutela dell’affidamento nel diritto dell’immigrazione.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Alerta SIS y visado: el tribunal excluye el automatismo


 

domenica 22 marzo 2026

New on TikTok: Refus de visa et signalement SIS : le juge annule lorsque l’administration ne prouve pas les motifs Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’immigration. Je suis l’avocat Fabio Loscerbo. Aujourd’hui, nous abordons une question très concrète : le lien entre le refus d’un visa de travail et les signalements dans le Système d’Information Schengen, le SIS. Nous partons d’une récente décision du Tribunal administratif régional du Latium, publiée le 19 mars 2026 . Le cas est clair. Un travailleur étranger avait déjà obtenu une autorisation de travail, le nulla osta, délivrée par les autorités italiennes. Malgré cela, l’Ambassade d’Italie a refusé le visa. Par la suite, un élément décisif apparaît : l’administration elle-même reconnaît qu’une erreur a été commise et engage une procédure de réexamen. Et c’est ici que se situe le cœur du problème juridique. L’administration tente de justifier le refus en évoquant de manière générale une possible inscription dans le SIS ou des difficultés liées à la procédure administrative. Toutefois, elle ne fournit aucun élément concret et documenté. Le juge est très clair : il ne suffit pas de faire référence de manière abstraite au SIS ou à la complexité administrative. Lorsqu’un refus de visa est contesté, l’administration doit démontrer précisément les motifs du refus. Dans cette affaire, cette démonstration fait défaut. De plus, l’administration reste largement inerte, même après les demandes du juge, et ne parvient pas à contester les arguments documentés du requérant. La conséquence est nette : le Tribunal accueille le recours et annule le refus de visa. Cette décision est importante pour deux raisons. Premièrement : un signalement SIS ne peut pas être utilisé comme justification générique. Il doit être réel, vérifiable et correctement appliqué. Deuxièmement : l’administration ne peut pas reconnaître une erreur sans la corriger. Dans ce contexte, l’inaction devient illégale. En conclusion, cette décision rappelle un principe fondamental : le pouvoir discrétionnaire en matière de visas n’est pas un pouvoir arbitraire. Il doit toujours être exercé de manière transparente, motivée et vérifiable. Et lorsque ce n’est pas le cas, le juge intervient. À très bientôt pour un nouvel épisode du podcast Droit de l’immigration.

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New on TikTok: Visa refusal and SIS alert: when the decision is unlawful A worker gets a work authorization, but the visa is denied. The administration refers to SIS alerts without real proof. The Court annuls the decision. Key principle: SIS cannot be used as a generic justification. Decisions must be concrete, reasoned, and verifiable.

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New on TikTok: Refus de visa et SIS : quand la décision est illégale Un travailleur obtient une autorisation, mais le visa est refusé. L’administration évoque le SIS sans preuve concrète. Le juge annule la décision. Principe essentiel : le SIS ne peut pas être une justification abstraite. La motivation doit être réelle et vérifiable.

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Ascolta "Revocación del permiso de residencia de larga duración el Tribunal confirma la peligrosidad pero obliga a evaluar otro tipo de permiso" su Spreaker.

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

 

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Apulia aporta una aclaración relevante sobre uno de los aspectos más discutidos del derecho de extranjería en Italia: la conversión del permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo subordinado, especialmente en el sector agrícola.

La decisión fue dictada por el Tribunal Administrativo Regional para Apulia (TAR Puglia), Sección Tercera, sentencia número 292 de 2026, publicada el 10 de marzo de 2026 en el procedimiento inscrito en el registro general número 175 de 2026.

El caso: la negativa a convertir el permiso

El litigio surgió después de que la Prefectura de Bari —a través de la Oficina Única de Inmigración— rechazara la solicitud de un trabajador extranjero que pedía convertir su permiso de residencia de trabajo estacional en un permiso por trabajo subordinado.

La administración consideró que el trabajador no cumplía el requisito mínimo de actividad laboral exigido en el sector agrícola. Según la autoridad administrativa, el interesado no había demostrado haber trabajado al menos 39 jornadas dentro de tres meses, con una media de 13 jornadas por mes, conforme a las circulares ministeriales aplicables.

Esta conclusión se basó en una interpretación estricta del concepto de “tres meses”, entendido como tres meses naturales o calendarios. Aplicando este criterio, varias jornadas laborales realizadas entre el final de un mes y el inicio del siguiente quedaron excluidas del cómputo.

El marco jurídico

De acuerdo con el artículo 24, apartado 10, del Decreto Legislativo nº 286 de 25 de julio de 1998 (Texto Único de Inmigración), un trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en Italia durante al menos tres meses y que reciba una oferta de empleo subordinado puede solicitar la conversión de su permiso de residencia.

En el sector agrícola, sin embargo, el trabajo suele contabilizarse por jornadas laborales y no por meses completos. Por esta razón, una circular conjunta de los ministerios competentes, publicada el 27 de octubre de 2023, aclaró que el requisito de tres meses equivale a al menos 39 jornadas de trabajo cubiertas por cotización a la seguridad social, con una media de 13 jornadas por mes.

La interpretación del tribunal

El tribunal administrativo rechazó la interpretación rígida adoptada por la administración. Según los jueces, la referencia normativa a los “tres meses” debe entenderse como un período de aproximadamente 90 días, y no necesariamente como tres meses naturales completos.

Una interpretación estrictamente ligada al calendario mensual conduciría, según el tribunal, a un resultado excesivamente penalizador para el trabajador, ya que excluiría jornadas laborales efectivamente realizadas.

En la sentencia se afirma:

“Las disposiciones vigentes se limitan a prever que el trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en el territorio nacional durante al menos tres meses y al que se le ofrezca un contrato de trabajo subordinado puede solicitar la conversión del permiso de residencia en permiso de trabajo.”

El tribunal también aclaró que el período de referencia debe comenzar desde el primer día efectivo de trabajo, y no desde el primer día del mes calendario.

Una decisión relevante para el sector agrícola

Esta sentencia es particularmente importante porque evita una interpretación excesivamente formalista de las normas administrativas. Reconoce la realidad del trabajo agrícola, caracterizado por periodos de actividad irregulares y dependientes de las necesidades productivas.

Al considerar que el trimestre debe entenderse como un periodo de aproximadamente 90 días desde el inicio efectivo del trabajo, el tribunal adopta una interpretación más coherente con la finalidad de la norma: comprobar la existencia de una actividad laboral real.

Por este motivo, el tribunal anuló la decisión de la Prefectura de Bari y ordenó a la administración revisar nuevamente la solicitud del trabajador en un plazo de treinta días.

Implicaciones más amplias para el derecho de extranjería

Más allá del caso concreto, la sentencia pone de relieve una cuestión estructural del sistema migratorio italiano: la distancia entre criterios administrativos rígidos y la realidad práctica del mercado laboral, especialmente en sectores como la agricultura.

Al recordar que las normas deben interpretarse conforme a su finalidad, el tribunal contribuye a garantizar una aplicación más equilibrada del derecho de inmigración y evita que obstáculos puramente formales impidan la regularización de trabajadores que ya están integrados en el mercado laboral.


Avv. Fabio Loscerbo
Abogado – Derecho de inmigración
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

sabato 21 marzo 2026

New on TikTok: Los requisitos para obtener la protección especial según una sentencia del Tribunal de Venecia Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast “Derecho de Inmigración”. Yo soy Fabio Loscerbo, abogado especializado en derecho de inmigración. En este episodio analizamos una reciente sentencia del Tribunal de Venecia, Sección especializada en materia de inmigración, dictada el 22 de enero de 2026, en el procedimiento inscrito en el registro general número 25614 del año 2024, relativa al reconocimiento del permiso de residencia por protección especial. Esta decisión es particularmente interesante porque aclara cuáles son los elementos que deben ser evaluados para reconocer esta forma de protección. El tribunal recuerda que la protección especial se basa en el artículo 19 del Texto Único de Inmigración, que prohíbe la expulsión cuando la expulsión del extranjero del territorio italiano implicaría una violación de derechos fundamentales, especialmente del derecho al respeto de la vida privada y familiar. En el caso examinado por el Tribunal de Venecia, los jueces realizaron la evaluación comparativa que caracteriza este tipo de procedimientos. Esto significa comparar dos situaciones: por un lado, la vida que la persona ha construido en Italia y, por otro lado, las condiciones que enfrentaría si regresara a su país de origen. La documentación presentada en el proceso demostró un camino concreto de integración en Italia. El solicitante tenía un contrato de trabajo, percibía ingresos regulares, había firmado un contrato de alquiler para su vivienda y había participado también en cursos de formación profesional. Estos elementos demostraban una integración real en el entorno social y económico italiano. El tribunal también constató la ausencia de antecedentes penales y la falta de cualquier elemento que permitiera considerar a la persona como una amenaza para el orden público o la seguridad nacional. A la luz de estas circunstancias, el tribunal concluyó que el retorno al país de origen habría supuesto una vulneración del derecho al respeto de la vida privada y social que la persona había construido en Italia. Por esta razón, el tribunal reconoció el derecho a la protección especial. Esta sentencia confirma una tendencia cada vez más clara en la jurisprudencia italiana: la protección especial puede ser reconocida cuando el extranjero demuestra un nivel real y concreto de integración social y laboral en Italia, especialmente a través del trabajo, la vivienda y las relaciones sociales. Gracias por escuchar este episodio del podcast “Derecho de Inmigración”. Yo soy Fabio Loscerbo y nos escuchamos en el próximo episodio.

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Ascolta "SIS Alert and Visa Cancellation the Administrative Court of Rome Rejects Automatic Decisions" su Spreaker.

Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

 Titre : Une alerte dans le système SIS ne peut pas entraîner automatiquement l’annulation d’un visa : décision du tribunal administratif italien

Une récente décision de la juridiction administrative italienne apporte une clarification importante concernant les effets des signalements dans le Système d’Information Schengen (SIS) sur les procédures relatives aux visas et aux titres de séjour.

L’affaire a été tranchée par le Tribunal administratif régional du Latium (TAR Lazio), Section V Quater, arrêt numéro 2728 de 2026, qui s’est prononcé sur la relation entre une alerte SIS et le pouvoir de l’administration d’annuler un visa déjà délivré.

La décision intégrale est publiée au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

L’affaire concernait une étudiante étrangère qui avait obtenu un visa pour études délivré par une ambassade italienne à l’étranger. Par la suite, les autorités d’un autre État de l’espace Schengen ont révoqué son titre de séjour et ont introduit un signalement dans le Système d’Information Schengen.

À la suite de ce signalement, l’autorité diplomatique italienne a décidé d’annuler le visa déjà délivré. En conséquence directe, la Questura de Milan a ensuite déclaré irrecevable la demande de titre de séjour pour études présentée par l’intéressée.

La requérante a contesté ces décisions devant la juridiction administrative, en soutenant que l’administration avait utilisé l’alerte SIS comme un motif automatique et contraignant pour annuler le visa, sans procéder à une véritable évaluation administrative.

Le tribunal administratif a accueilli cette argumentation.

Selon les juges, l’existence d’un signalement dans le Système d’Information Schengen ne peut pas, à elle seule, justifier automatiquement l’annulation d’un visa. Même en présence d’une alerte SIS, l’administration reste tenue d’effectuer une évaluation autonome et concrète de la situation individuelle.

Le tribunal a rappelé que toute décision administrative doit respecter des principes fondamentaux tels que la proportionnalité, l’adéquation de la mesure et la protection de la confiance légitime.

Dans cette affaire, l’administration avait considéré l’alerte SIS comme une obligation automatique d’annuler le visa, estimant ne disposer d’aucune marge d’appréciation. Cette approche a été jugée contraire aux principes du droit administratif.

Les juges ont souligné que l’administration aurait dû procéder à un examen plus approfondi de la situation avant d’adopter une mesure aussi restrictive. En l’absence d’une telle évaluation, la juridiction a annulé à la fois la décision d’annulation du visa et la décision ultérieure déclarant irrecevable la demande de titre de séjour.

Cette décision revêt une importance particulière, car elle rappelle un principe essentiel du droit européen de l’immigration : les systèmes d’échange d’informations entre États, comme le SIS, constituent des instruments de coopération, mais ils ne remplacent pas l’obligation des autorités nationales d’évaluer chaque situation de manière individuelle.

En pratique, cela signifie qu’une alerte dans le SIS ne peut pas être transformée en automatisme administratif. Les autorités doivent toujours s’assurer que leurs décisions sont proportionnées, motivées et fondées sur un examen réel des circonstances du cas.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

 

Un tribunal italien clarifie les règles de conversion des permis de séjour pour travail saisonnier en permis de travail salarié

Une récente décision du Tribunal administratif régional des Pouilles apporte un éclairage important sur l’un des aspects les plus débattus du droit de l’immigration en Italie : la conversion du permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié, notamment dans le secteur agricole.

La décision a été rendue par le Tribunal administratif régional pour les Pouilles (TAR Puglia), Section III, jugement n° 292 de 2026, publié le 10 mars 2026 dans la procédure inscrite au rôle général numéro 175 de 2026.

Le cas : un refus de conversion du permis

L’affaire est née du refus opposé par la Préfecture de Bari – à travers le guichet unique pour l’immigration – à la demande d’un travailleur étranger visant à convertir son permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié.

L’administration avait estimé que le travailleur ne remplissait pas le critère minimum d’activité exigé dans le secteur agricole. Selon les autorités, l’intéressé n’avait pas accompli au moins 39 journées de travail réparties sur trois mois, avec une moyenne de 13 journées de travail par mois, comme l’indiquent les circulaires ministérielles applicables.

Cette conclusion reposait sur une interprétation stricte de la notion de « trois mois », calculés comme trois mois calendaires. En appliquant ce critère, plusieurs journées de travail effectuées entre la fin d’un mois et le début du suivant avaient été exclues du calcul.

Le cadre juridique

Conformément à l’article 24, alinéa 10, du décret législatif n° 286 du 25 juillet 1998 (Texte unique sur l’immigration), un travailleur saisonnier qui a exercé une activité régulière sur le territoire italien pendant au moins trois mois et qui reçoit une offre d’emploi salarié peut demander la conversion de son permis de séjour.

Dans le secteur agricole, cependant, l’activité est souvent comptabilisée en journées de travail effectives et non en mois complets. Pour cette raison, une circulaire conjointe des ministères compétents, publiée le 27 octobre 2023, a précisé que la condition des trois mois correspond à au moins 39 journées de travail couvertes par des cotisations sociales, soit une moyenne de 13 journées par mois.

L’interprétation du tribunal

Le tribunal administratif a rejeté l’interprétation rigide adoptée par l’administration. Selon les juges, la notion de « trois mois » doit être comprise comme une période d’environ 90 jours, et non nécessairement comme trois mois calendaires complets.

Une interprétation strictement liée au calendrier mensuel conduirait, selon la juridiction, à un résultat excessivement pénalisant pour le travailleur, puisqu’elle exclurait des journées de travail effectivement accomplies.

Comme le souligne la décision :

« Les dispositions en vigueur prévoient simplement que le travailleur saisonnier ayant exercé une activité régulière sur le territoire national pendant au moins trois mois et disposant d’une offre d’emploi peut demander la conversion du permis de séjour en permis pour travail salarié. »

Le tribunal précise en outre que la période de référence doit commencer à partir du premier jour effectif de travail, et non à partir du premier jour du mois civil.

Une décision importante pour le secteur agricole

Cette décision revêt une importance particulière car elle évite une interprétation excessivement formaliste des règles administratives. Elle reconnaît la réalité du travail agricole, caractérisé par des périodes d’activité irrégulières et souvent dépendantes des cycles de production.

En considérant que le trimestre doit être compris comme une période d’environ 90 jours à compter du début effectif du travail, la juridiction adopte une lecture plus cohérente avec l’objectif de la loi : vérifier l’existence d’une activité professionnelle réelle.

Le tribunal a ainsi annulé le refus de la Préfecture de Bari et ordonné à l’administration de réexaminer la demande du travailleur dans un délai de trente jours.

Des implications plus larges pour le droit de l’immigration

Au-delà du cas concret, la décision met en évidence une question structurelle du système migratoire italien : la tension entre des critères administratifs stricts et les réalités pratiques du marché du travail, en particulier dans l’agriculture.

En rappelant que l’interprétation des normes doit rester conforme à leur finalité, la juridiction administrative contribue à garantir une application plus équilibrée du droit de l’immigration et à éviter que des obstacles purement formels ne compromettent des parcours professionnels déjà engagés.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat – Droit de l’immigration
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

giovedì 19 marzo 2026

Italian Court Clarifies Rules for Converting Seasonal Work Permits into Regular Employment

 

Italian Court Clarifies Rules for Converting Seasonal Work Permits into Regular Employment

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Puglia offers important clarification on one of the most debated aspects of Italy’s immigration system: the conversion of a seasonal work permit into a regular employment permit, particularly in the agricultural sector.

The judgment was issued by the Regional Administrative Court for Puglia (TAR Puglia), Section III, decision no. 292 of 2026, published on 10 March 2026 in case registered under general register number 175 of 2026.

The case: a rejected conversion request

The dispute arose after the Prefecture of Bari – through the One-Stop Immigration Desk – rejected a foreign worker’s request to convert his residence permit from seasonal work to regular employment.

The administration argued that the worker had not met the minimum activity requirement required in the agricultural sector. According to the authorities, he had failed to demonstrate at least 39 working days within three calendar months, with an average of 13 working days per month, as indicated in ministerial guidelines.

The negative assessment relied heavily on a strict interpretation of the concept of “three months,” calculated according to calendar months. Under this interpretation, several working days performed between the end of one month and the beginning of the next were excluded from the calculation.

The legal framework

Under Article 24, paragraph 10 of Legislative Decree No. 286/1998 (the Italian Consolidated Immigration Act), a seasonal worker who has carried out regular work in Italy for at least three months and who receives an offer of regular employment may request the conversion of the residence permit into a standard work permit.

In the agricultural sector, however, work is often measured in individual workdays rather than monthly contracts. For this reason, a joint ministerial circular issued on 27 October 2023 clarified that the requirement of three months of work corresponds to at least 39 working days covered by social security contributions, averaging 13 days per month.

The court’s interpretation

The court disagreed with the rigid interpretation adopted by the labor authorities. It emphasized that the legislation refers to a period of work equivalent to roughly three months, which should be understood as a period of about 90 days, not necessarily as three calendar months.

According to the ruling, excluding working days performed “between months” leads to an interpretation that is excessively formalistic and inconsistent with the purpose of the law.

As the judgment explains:

“The existing provisions simply state that a seasonal worker who has carried out regular work on national territory for at least three months and who receives an offer of employment may request the conversion of the residence permit into a work permit.”

The court further clarified that the relevant reference period should start from the actual beginning of employment, not from the first day of the calendar month.

Why the decision matters

This ruling is significant because it rejects an overly bureaucratic approach that could prevent seasonal workers from stabilizing their employment status even when they have genuinely worked the required number of days.

By interpreting the three-month requirement as approximately 90 days from the start of employment, the court adopted a more realistic approach to agricultural labor, where work often occurs intermittently depending on seasonal needs.

The judgment ultimately annulled the rejection issued by the Prefecture of Bari and ordered the administration to reassess the worker’s application within thirty days.

Broader implications for immigration policy

The decision highlights a recurring issue within Italy’s immigration system: the gap between formal administrative criteria and the practical realities of seasonal work.

Agriculture relies heavily on migrant labor, often organized through short daily contracts tied to weather conditions, crop cycles, and labor demand. Applying rigid calendar-based calculations risks excluding legitimate workers from the possibility of converting their permits and continuing their employment legally.

The ruling therefore contributes to a growing body of case law emphasizing that immigration rules must be interpreted in light of their underlying purpose, which in this context is to verify genuine employment rather than to create unnecessary procedural barriers.

For employers and migrant workers alike, the judgment provides a clearer legal standard and may influence future administrative practice across Italy.


Fabio Loscerbo
Immigration Lawyer
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

mercoledì 18 marzo 2026

Ascolta "Sentenza TAR Emilia Romagna: la Questura deve stampare il permesso stagionale, non può archiviarlo" su Spreaker.

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

 

محكمة إيطالية توضّح قواعد تحويل تصريح العمل الموسمي إلى تصريح عمل عادي

أصدرت محكمة إدارية إيطالية حكماً مهماً يوضّح أحد الجوانب الأكثر نقاشاً في قانون الهجرة في إيطاليا، وهو تحويل تصريح الإقامة للعمل الموسمي إلى تصريح إقامة للعمل التابع، ولا سيما في القطاع الزراعي.

الحكم صدر عن المحكمة الإدارية الإقليمية لإقليم بوليا (TAR Puglia)، الدائرة الثالثة، بالقرار رقم 292 لسنة 2026، المنشور في 10 مارس 2026 في القضية المسجلة تحت رقم السجل العام 175 لسنة 2026.

القضية: رفض تحويل تصريح الإقامة

بدأ النزاع بعد أن رفضت محافظة مدينة باري – عبر مكتب الهجرة الموحد – طلب عامل أجنبي لتحويل تصريح إقامته من عمل موسمي إلى عمل تابع.

ورأت الإدارة أن العامل لم يستوفِ الحد الأدنى المطلوب من النشاط العملي في القطاع الزراعي. ووفقاً للإدارة، لم يثبت العامل أنه قام بما لا يقل عن 39 يوم عمل خلال ثلاثة أشهر، بمتوسط 13 يوماً في الشهر، كما تنص عليه التوجيهات والقرارات الوزارية.

وقد اعتمد هذا القرار على تفسير صارم لمفهوم «ثلاثة أشهر»، باعتبارها أشهر تقويمية كاملة. ونتيجة لذلك تم استبعاد بعض أيام العمل التي وقعت بين نهاية شهر وبداية الشهر التالي من الحساب.

الإطار القانوني

وفقاً للمادة 24 الفقرة 10 من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998 (القانون الموحد للهجرة في إيطاليا)، يمكن للعامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في إيطاليا لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، أن يطلب تحويل تصريح إقامته إلى تصريح عمل عادي.

وفي القطاع الزراعي، غالباً ما يُحسب العمل بعدد أيام العمل الفعلية وليس بالأشهر الكاملة. ولهذا السبب أوضحت تعميمات وزارية مشتركة صادرة في 27 أكتوبر 2023 أن شرط الثلاثة أشهر يعني عملياً القيام بما لا يقل عن 39 يوم عمل مغطى بالاشتراكات الضمانية، بمعدل 13 يوماً في الشهر.

تفسير المحكمة

رفضت المحكمة التفسير الصارم الذي اعتمدته الإدارة. واعتبرت أن الإشارة إلى «ثلاثة أشهر» في القانون يجب أن تُفهم على أنها فترة تقارب 90 يوماً، وليس بالضرورة ثلاثة أشهر تقويمية كاملة.

فالتفسير القائم على الأشهر التقويمية فقط، بحسب المحكمة، يؤدي إلى نتيجة غير منطقية لأنه يستبعد أيام عمل تم أداؤها فعلاً.

وجاء في الحكم:

«إن الأحكام القانونية المعمول بها تكتفي بالنص على أن العامل الموسمي الذي مارس نشاطاً عملياً منتظماً في الأراضي الوطنية لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر، والذي يحصل على عرض عمل بعقد عمل تابع، يمكنه طلب تحويل تصريح الإقامة إلى تصريح عمل.»

كما أوضحت المحكمة أن فترة الحساب يجب أن تبدأ من تاريخ بدء العمل الفعلي وليس من بداية الشهر التقويمي.

أهمية القرار للقطاع الزراعي

يحمل هذا الحكم أهمية خاصة لأنه يرفض التفسير الإداري الشديد الشكلية، ويعترف بالواقع العملي للعمل الزراعي الذي يتسم بعدم الانتظام وبتقلب عدد أيام العمل بحسب المواسم والظروف الزراعية.

ومن خلال اعتبار أن «الثلاثة أشهر» تعني فترة تقارب 90 يوماً ابتداءً من بداية العمل الفعلية، تبنّت المحكمة تفسيراً أكثر انسجاماً مع هدف القانون، وهو التأكد من وجود نشاط عملي حقيقي.

وبناءً على ذلك، ألغت المحكمة قرار محافظة باري وطلبت من الإدارة إعادة النظر في طلب العامل خلال ثلاثين يوماً.

آثار أوسع على قانون الهجرة

يتجاوز هذا الحكم حدود القضية الفردية، إذ يسلط الضوء على مشكلة بنيوية في نظام الهجرة الإيطالي، وهي الفجوة بين المعايير الإدارية الصارمة والواقع الفعلي لسوق العمل، خصوصاً في قطاع الزراعة.

ومن خلال التأكيد على ضرورة تفسير القواعد القانونية وفقاً لغايتها الحقيقية، يساهم الحكم في ضمان تطبيق أكثر توازناً لقانون الهجرة، ويمنع أن تتحول الإجراءات الشكلية إلى عائق أمام استقرار العمال المهاجرين الذين يمارسون بالفعل نشاطاً اقتصادياً مشروعاً.


Avv. Fabio Loscerbo
محامٍ – قانون الهجرة
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

martedì 17 marzo 2026

عندما لا يكفي الاندماج: التآكل الصامت لـ “الحماية الخاصة” في إيطاليا

 عندما لا يكفي الاندماج: التآكل الصامت لـ “الحماية الخاصة” في إيطاليا

في نظام قانون الهجرة الإيطالي، يُعدّ أحد أهم الأدوات القانونية – والأكثر إثارة للجدل في الوقت الراهن – هو تصريح الإقامة لأسباب ما يُعرف بـ “الحماية الخاصة”. وقد صُمّم هذا النظام لضمان حماية الحقوق الأساسية عندما لا تتوافر شروط الحماية الدولية التقليدية، مستندًا إلى مبدأ بسيط: الشخص الذي بنى حياته في إيطاليا لا ينبغي إبعاده دون مبرر جدي ومتوازن.

غير أن هذا المبدأ، في الواقع العملي، يتعرض لتقليص تدريجي.

في مختلف أنحاء البلاد، تتبنى السلطات الإدارية نهجًا تقييديًا، حيث يتم رفض العديد من الطلبات على أساس أن دوافع أصحابها “اقتصادية بحتة”. ويستند هذا التوجه إلى فكرة معروفة مفادها أن الفقر أو البطالة أو نقص الفرص في بلد المنشأ لا تكفي، بحد ذاتها، لتبرير البقاء في إيطاليا.

من الناحية الشكلية، يبدو هذا الطرح صحيحًا. لكن من الناحية الجوهرية، فإنه يغفل النقطة الأساسية.

فالمسألة القانونية الحقيقية لا تتعلق بسبب مغادرة الشخص لبلده، بل بما إذا كان، بعد سنوات من الإقامة في إيطاليا، قد بلغ مستوى من الاندماج الاجتماعي والمهني والشخصي يجعل إبعاده تدخلاً غير متناسب في حقوقه الأساسية.

وهنا تحديدًا تظهر حدود هذا النظام.

فالعديد من طالبي الحماية يقدمون أدلة واضحة على اندماجهم: سكن مستقر، عمل منتظم، تكوين مهني، وعلاقات اجتماعية داخل المجتمع المحلي. إنهم يعملون، ويدفعون الضرائب، ويشاركون في الحياة اليومية. وبالمعنى الواقعي، لم يعودوا مجرد مقيمين مؤقتين.

ومع ذلك، غالبًا ما يتم التقليل من أهمية هذه العناصر، بل ويتم تجاهلها أحيانًا.

تكمن المشكلة في تفسير مفهوم “الهشاشة” أو “الضعف”. إذ تميل القرارات الإدارية إلى حصر الحماية في الحالات القصوى: الأمراض الخطيرة، أو الاعتماد العائلي، أو خطر التعرض لمعاملة لا إنسانية. أما الاندماج، فلا يُعتد به إلا إذا اقترن بعوامل إضافية من الخطورة.

وهذا النهج يتعارض مع المعايير الأوروبية لحقوق الإنسان.

فقد أكدت المحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان أن مفهوم “الحياة الخاصة” لا يقتصر على المجال الشخصي الضيق، بل يشمل أيضًا العلاقات الاجتماعية والمهنية التي يبنيها الفرد مع مرور الوقت. والعمل، على وجه الخصوص، لا يمثل مجرد مصدر للدخل، بل هو مجال للعلاقات والهوية والاعتراف الاجتماعي.

إن إبعاد شخص من هذا السياق ليس مجرد إجراء إداري محايد، بل هو قطع لمسار حياة تشكّل بالفعل.

ولهذا السبب، يفرض القانون إجراء تقييم مقارن حقيقي: يجب موازنة مستوى الاندماج الذي حققه الشخص في إيطاليا مع الظروف التي سيواجهها في حال عودته إلى بلده. ولا يكفي القول إن بلد المنشأ “آمن” بشكل عام، بل يجب التحقق مما إذا كانت العودة ممكنة دون أن تؤدي إلى تدهور كبير في وضعه الشخصي.

ومع ذلك، غالبًا ما يتم هذا التقييم بشكل سطحي.

تعتمد القرارات على صيغ نمطية، تركز على غياب النزاعات أو الاضطهاد، دون النظر إلى الواقع الملموس لحياة الشخص في إيطاليا. ونتيجة لذلك، تتسع الفجوة بين الإطار القانوني – القائم على مبادئ دستورية واتفاقيات دولية – وبين تطبيقه الفعلي.

في هذا السياق، يبرز دور القضاء بشكل حاسم.

فالمراجعة القضائية لا تقتصر على التحقق من الشكل القانوني للقرار، بل تمتد إلى تقييم مدى معقوليته وتناسبه. ويتعين على القاضي أن ينظر إلى مجمل العناصر ذات الصلة: المسار المهني، العلاقات الاجتماعية، وآفاق الحياة في كل من البلدين.

وفي العديد من الحالات، يؤدي هذا التقييم إلى نتائج مختلفة.

ومع ذلك، تبقى المسألة الجوهرية مفتوحة: ماذا يعني اليوم “الانتماء” إلى مجتمع؟ هل يكفي الوضع القانوني، أم ينبغي الاعتراف بالاندماج الفعلي كعنصر حاسم؟

إن الإجابة على هذا السؤال لا تؤثر فقط على قانون الهجرة، بل تمتد إلى شكل المجتمع ذاته.

تشجيع الاندماج دون الاعتراف بنتائجه القانونية يبعث برسالة متناقضة: اعمل، اندمج، واحترم القواعد… ولكن دون ضمان الاعتراف بك.

إن نظامًا قانونيًا يتجاهل الواقع الإنساني للاندماج لا يكتفي برفض الحماية، بل يقوّض أسس دولة القانون القائمة على التناسب والاتساق واحترام الحقوق الأساسية.

وعلى المدى الطويل، لا يمكن لأي نظام قانوني أن يتحمل مثل هذا الخلل.


Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

العنوان: التنبيه في نظام معلومات شنغن SIS لا يؤدي تلقائيًا إلى إلغاء التأشيرة: قرار مهم للمحكمة الإدارية الإيطالية

 العنوان: التنبيه في نظام معلومات شنغن SIS لا يؤدي تلقائيًا إلى إلغاء التأشيرة: قرار مهم للمحكمة الإدارية الإيطالية

أصدرت المحكمة الإدارية الإيطالية مؤخرًا قرارًا مهمًا يوضح الآثار القانونية للتنبيهات المدرجة في نظام معلومات شنغن (SIS) على الإجراءات المتعلقة بالتأشيرات وتصاريح الإقامة.

وقد صدر الحكم عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو (TAR Lazio)، الدائرة الخامسة كواتر، الحكم رقم 2728 لسنة 2026، حيث تناولت المحكمة العلاقة بين وجود تنبيه في نظام SIS وسلطة الإدارة في إلغاء تأشيرة سبق إصدارها.

النص الكامل للحكم متاح في هذا الرابط:
https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

تتعلق القضية بطالبة أجنبية كانت قد حصلت على تأشيرة للدراسة صادرة عن سفارة إيطالية في الخارج. وفي وقت لاحق، قامت سلطات إحدى دول منطقة شنغن بإلغاء تصريح إقامتها وإدراج تنبيه في نظام معلومات شنغن.

وبناءً على هذا التنبيه، قررت الجهة الدبلوماسية الإيطالية إلغاء التأشيرة التي سبق منحها. ونتيجة لذلك، أعلنت شرطة الهجرة في ميلانو لاحقًا عدم قبول طلب تصريح الإقامة لأغراض الدراسة الذي قدمته الطالبة.

قامت صاحبة الشأن بالطعن في هذه القرارات أمام المحكمة الإدارية، مؤكدة أن الإدارة اعتمدت على التنبيه في نظام SIS كسبب تلقائي وملزم لإلغاء التأشيرة دون إجراء تقييم إداري فعلي للظروف الخاصة بالقضية.

وقد وافقت المحكمة على هذا الطعن.

وأوضحت المحكمة أن وجود تنبيه في نظام معلومات شنغن لا يمكن أن يشكل بحد ذاته سببًا تلقائيًا لإلغاء التأشيرة. وحتى في حال وجود تنبيه في النظام، تظل الإدارة ملزمة بإجراء تقييم مستقل وفعلي للحالة الفردية.

وأكد القضاة أن القرارات الإدارية يجب أن تحترم مبادئ أساسية مثل مبدأ التناسب، وملاءمة القرار، وحماية الثقة المشروعة للشخص المعني.

وفي هذه القضية، اعتبرت الإدارة أن التنبيه في نظام SIS يفرض عليها إلغاء التأشيرة بشكل تلقائي، وكأنها لا تملك أي سلطة تقديرية. وقد اعتبرت المحكمة أن هذا التفسير غير صحيح ويتعارض مع مبادئ القانون الإداري.

وأشارت المحكمة إلى أنه كان ينبغي على الإدارة إجراء فحص إداري أكثر عمقًا للوقائع قبل اتخاذ قرار بهذا الأثر الخطير. وبسبب غياب هذا التقييم، قررت المحكمة إلغاء كل من قرار إلغاء التأشيرة والقرار اللاحق الذي أعلن عدم قبول طلب تصريح الإقامة.

ويكتسب هذا الحكم أهمية خاصة لأنه يؤكد مبدأ أساسيًا في قانون الهجرة الأوروبي، وهو أن أنظمة تبادل المعلومات بين الدول، مثل نظام SIS، هي أدوات للتعاون بين الدول، لكنها لا تلغي واجب السلطات الوطنية في تقييم كل حالة بشكل فردي.

وبعبارة أخرى، لا يمكن أن يتحول التنبيه في نظام SIS إلى قرار إداري تلقائي. بل يجب أن تكون قرارات الإدارة دائمًا مبررة ومتناسبة ومبنية على تقييم حقيقي للظروف الخاصة بكل قضية.

المحامي فابيو لوتشيربو
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Ascolta "Arrêt du TAR d’Émilie-Romagne : la Questura doit délivrer le titre de séjour saisonnier, elle ne peut pas classer la demande" su Spreaker.

La conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato nel settore agricolo: interpretazione del requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre

 La conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato nel settore agricolo: interpretazione del requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre

La disciplina della conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato costituisce uno dei punti più delicati della normativa italiana sull’immigrazione lavorativa. La questione assume particolare rilievo nel settore agricolo, caratterizzato da modalità di prestazione lavorativa discontinue e spesso organizzate per giornate effettive di lavoro. In questo contesto si inserisce una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, che offre importanti chiarimenti interpretativi in ordine al requisito delle 39 giornate lavorative nel trimestre ai fini della conversione del titolo di soggiorno.

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Terza, numero 292 del 2026, pubblicata il 10 marzo 2026 nel procedimento iscritto al ruolo generale numero 175 del 2026, affronta il tema della corretta interpretazione dell’articolo 24, comma 10, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico sull’immigrazione) e delle relative circolari applicative.

Il caso trae origine dal rigetto disposto dalla Prefettura – Sportello unico per l’immigrazione – dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato presentata da un lavoratore straniero impiegato nel settore agricolo. L’Amministrazione aveva fondato il diniego sull’assenza del requisito minimo di attività lavorativa, ritenendo che il lavoratore non avesse svolto almeno 39 giornate lavorative distribuite in tre mesi solari con una media di 13 giornate mensili.

La questione interpretativa centrale riguarda la nozione di “tre mesi” prevista dalla normativa e dalle circolari amministrative. L’Ispettorato territoriale del lavoro aveva adottato un criterio rigidamente ancorato ai mesi solari, escludendo dal computo alcune giornate lavorative svolte “a cavallo” tra due mesi. Tale impostazione, secondo l’Amministrazione, impediva il raggiungimento del requisito minimo richiesto.

Il Tribunale amministrativo ha invece adottato una lettura più aderente alla ratio della normativa, sottolineando come l’articolo 24, comma 10, del Testo unico sull’immigrazione richieda semplicemente lo svolgimento di attività lavorativa stagionale per almeno tre mesi prima della conversione del titolo di soggiorno. In particolare la sentenza afferma testualmente:

“le disposizioni vigenti e la predetta circolare si limitano a prevedere che ‘il lavoratore stagionale, che ha svolto regolare attività lavorativa sul territorio nazionale per almeno tre mesi, al quale è offerto un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, può chiedere allo sportello unico per l'immigrazione la conversione del permesso di soggiorno in lavoro subordinato’”.

Nel settore agricolo, caratterizzato da prestazioni lavorative giornaliere, la circolare congiunta del 27 ottobre 2023 ha precisato che tale requisito deve essere interpretato come lo svolgimento di almeno 13 giornate lavorative mensili per tre mesi lavorativi, per un totale minimo di 39 giornate coperte da contribuzione previdenziale. Tuttavia la stessa pronuncia chiarisce che il riferimento ai “tre mesi” non deve essere necessariamente inteso come tre mesi solari consecutivi.

Il Collegio evidenzia infatti che un’interpretazione rigidamente ancorata al calendario mensile finirebbe per produrre effetti distorsivi e irragionevoli, escludendo dal computo giornate effettivamente lavorate solo perché collocate tra la fine di un mese e l’inizio del successivo. A questo proposito la decisione afferma:

“nel considerare il trimestre – attesa la genericità della previsione contenuta nell’art. 24, comma 10, del d.lgs. n. 286 del 1998 – deve ritenersi che il legislatore abbia inteso riferirsi ad un periodo di circa 90 giorni, che non deve necessariamente coincidere con un arco di tre mesi intesi in senso solare”.

Il Tribunale ha pertanto ritenuto illegittima l’interpretazione adottata dall’Ispettorato territoriale del lavoro, osservando che essa non trova fondamento in una disposizione normativa chiara e si rivela eccessivamente penalizzante per il lavoratore. L’approccio corretto consiste invece nel considerare un arco temporale di circa novanta giorni decorrente dall’inizio effettivo dell’attività lavorativa, all’interno del quale verificare il raggiungimento delle 39 giornate di lavoro.

La pronuncia assume particolare rilievo sistematico perché riafferma il principio secondo cui l’interpretazione delle norme in materia di immigrazione lavorativa deve essere coerente con la finalità sostanziale della disciplina. Nel caso della conversione del permesso stagionale, l’obiettivo perseguito dal legislatore è verificare l’effettivo inserimento del lavoratore nel mercato del lavoro italiano e non introdurre ostacoli formali basati su criteri temporali eccessivamente rigidi.

Il Collegio ha inoltre evidenziato che il lavoratore aveva effettivamente svolto attività lavorativa stagionale documentata e coperta da contribuzione, circostanza non contestata dall’Amministrazione. L’interpretazione restrittiva adottata dagli uffici amministrativi avrebbe quindi determinato una compressione ingiustificata del diritto del lavoratore a proseguire l’attività lavorativa attraverso la conversione del titolo di soggiorno.

Alla luce di tali considerazioni il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento di diniego e ordinando all’Amministrazione di riesaminare la posizione del richiedente entro trenta giorni. La decisione conferma l’orientamento giurisprudenziale volto a privilegiare un’interpretazione sostanziale dei requisiti previsti dall’articolo 24 del Testo unico sull’immigrazione, soprattutto nei settori produttivi caratterizzati da modalità di lavoro discontinue come quello agricolo.

Dal punto di vista sistematico, la sentenza contribuisce a chiarire uno degli aspetti più problematici della conversione dei permessi stagionali, evitando che criteri meramente formali possano ostacolare percorsi di stabilizzazione lavorativa già avviati. L’interpretazione adottata appare coerente sia con la ratio della normativa sia con i principi di ragionevolezza e proporzionalità che devono guidare l’azione amministrativa.

In un contesto in cui il lavoro agricolo rappresenta uno dei principali ambiti di impiego dei lavoratori stranieri stagionali, la definizione di criteri interpretativi chiari e non eccessivamente formalistici assume un’importanza decisiva per garantire certezza giuridica e uniformità applicativa da parte delle amministrazioni competenti.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

lunedì 16 marzo 2026

العنوان المحكمة الإدارية في باري تؤكد رفض تجديد تصريح الإقامة في غياب دخل مُصرّح به

العنوان: المحكمة الإدارية في باري تؤكد رفض تجديد تصريح الإقامة في غياب دخل مُصرّح به مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، واليوم سنتحدث عن قرار حديث صادر عن القضاء الإداري في إيطاليا يتناول مسألة مهمة في قانون الهجرة، وهي شرط توفر دخل كافٍ لتجديد تصريح الإقامة. صدر القرار عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بوليا، الدائرة الثالثة، الحكم رقم 277 لسنة 2026، في القضية المسجلة تحت الرقم العام 102 لسنة 2026. تتعلق القضية برفض تجديد تصريح الإقامة الذي أصدرته مديرية الشرطة في مدينة فوجيا. وقد قامت الإدارة بالتحقق، من خلال قواعد البيانات الضريبية وأنظمة الضمان الاجتماعي، من أن المواطن الأجنبي لم يصرّح بأي دخل خلال الفترة ما بين عامي 2022 و2025. وقد دفع الطاعن بأنه كان يعمل فعليًا خلال تلك الفترة، لكنه ادعى أنه كان ضحية لصاحب عمل غير نزيه لم يقم بتسجيل عقد العمل ولم يدفع الاشتراكات التأمينية. ونتيجة لذلك لم تكن هناك أي شهادات ضريبية أو سجلات في نظام الضمان الاجتماعي تثبت وجود دخل. إلا أن المحكمة الإدارية رفضت الطعن وأكدت مبدأً واضحًا في قانون الهجرة: عندما يطلب الأجنبي إصدار أو تجديد تصريح الإقامة، يجب عليه أن يثبت توفر دخل كافٍ ومن مصدر مشروع. وبحسب المحكمة، لا يمكن تجاوز هذا الشرط بمجرد تصريحات عامة أو بالإشارة إلى عمل غير مُصرّح به. وبعبارة أخرى، لا يمكن للنظام القانوني أن يمنح قيمة قانونية لوضعيات تقوم في جوهرها على مخالفة القواعد الضريبية أو قوانين العمل. كما ذكّر الحكم بمبدأ أساسي آخر في القانون الإداري وهو مبدأ “الوقت يحكم التصرف الإداري”، أي أن مشروعية القرار الإداري يجب تقييمها استنادًا إلى الوقائع والظروف القانونية القائمة في اللحظة التي صدر فيها القرار. لذلك، حتى لو تمكن الشخص لاحقًا من الحصول على عمل قانوني، فإن هذا الأمر لا يؤثر على مشروعية قرار الرفض الذي صدر سابقًا. ويمكن في أفضل الأحوال أن يشكل أساسًا لتقديم طلب جديد للحصول على تصريح إقامة، لكنه لا يؤدي إلى إلغاء القرار السابق. ويؤكد هذا الحكم اتجاهًا مستقرًا في اجتهاد القضاء الإداري: شرط توفر الدخل يُعد عنصرًا أساسيًا في نظام تصاريح الإقامة المرتبطة بالعمل، لأنه يرتبط بقدرة الشخص الأجنبي على إعالة نفسه والاندماج بشكل مستدام داخل المجتمع. وهنا تحديدًا يظهر التوازن الذي يقوم عليه قانون الهجرة اليوم: التوازن بين الاندماج الاجتماعي، والعمل النظامي، واحترام القواعد القانونية. شكرًا لاستماعكم إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، ونلتقي في الحلقة القادمة. ⚖️ https://www.youtube.com/watch?v=8BnRHYLAPHo
Ascolta "Segnalazione SIS e annullamento del visto il TAR Lazio esclude l’automatismo" su Spreaker.

New on TikTok: Decreto Flussi: sin contrato de residencia, la solicitud de permiso de residencia es inadmisible Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast “Derecho de Inmigración”. Yo soy el abogado Fabio Loscerbo, y hoy comentamos una reciente decisión del Tribunal Administrativo Regional del Lacio, Sección Primera Ter, sentencia número 4151 del 5 de marzo de 2026, procedimiento R.G. número 1535 de 2026. El caso se refiere a un trabajador extranjero que entró regularmente en Italia con un visado concedido en el marco del “Decreto Flussi” para trabajo estacional. Sin embargo, después de su entrada en el territorio italiano, no se completó uno de los pasos fundamentales previstos por la legislación: la firma del contrato de residencia ante la Ventanilla Única de Inmigración. Ante la falta de este requisito, la Jefatura de Policía de Roma declaró inadmisible la solicitud de permiso de residencia por trabajo subordinado. Ese mismo día, la Prefectura de Roma adoptó también un decreto de expulsión, basado precisamente en la ausencia de un permiso de residencia válido. El Tribunal administrativo analizó separadamente las dos cuestiones. En relación con el decreto de expulsión, el Tribunal declaró la falta de jurisdicción, afirmando que la competencia corresponde al juez ordinario, ya que se trata de una medida que afecta a derechos subjetivos del ciudadano extranjero previstos por la normativa de inmigración. Distinta fue la valoración respecto al rechazo del permiso de residencia. En este punto, el Tribunal consideró plenamente legítima la actuación de la administración. Según los jueces, la normativa es muy clara: el trabajador extranjero que entra en Italia con una autorización de trabajo debe presentarse ante la Ventanilla Única de Inmigración y firmar el contrato de residencia con el empleador. Solo después de este paso puede iniciarse correctamente el procedimiento administrativo para obtener el permiso de residencia. En el caso examinado, este paso nunca se completó. Por esta razón, el Tribunal consideró que la decisión de la administración constituía un acto obligatorio y vinculado, conforme a lo previsto por el Texto Único de Inmigración y su reglamento de aplicación. Esta sentencia recuerda un principio muy importante: la entrada en Italia mediante el sistema del “Decreto Flussi” no es suficiente, por sí sola, para obtener un permiso de residencia. Es necesario completar correctamente todo el procedimiento administrativo previsto por la ley. Gracias por escuchar este episodio del podcast “Derecho de Inmigración”. Yo soy el abogado Fabio Loscerbo, y nos escuchamos en el próximo episodio. ⚖️

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giovedì 12 marzo 2026

Ascolta "Signalement SIS et annulation du visa le tribunal administratif de Rome exclut l’automatisme" su Spreaker.
Ascolta "TAR Judgment: The Seasonal Permit Must Be Issued" su Spreaker.

La revocación del permiso de residencia UE de larga duración entre juicio de peligrosidad y obligación de conceder un título alternativo: comentario a la sentencia del TAR Emilia-Romaña, Sección Primera, 26 de febrero de 2026, n.º 334

 La revocación del permiso de residencia UE de larga duración entre juicio de peligrosidad y obligación de conceder un título alternativo: comentario a la sentencia del TAR Emilia-Romaña, Sección Primera, 26 de febrero de 2026, n.º 334

La sentencia dictada por el Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, Sección Primera, el 26 de febrero de 2026, n.º 334 (asunto inscrito en el registro general número 58 de 2026), constituye una referencia relevante para el análisis del artículo 9 del Decreto Legislativo 25 de julio de 1998, n.º 286 (Texto Único sobre Inmigración), en materia de revocación del permiso de residencia UE para residentes de larga duración.

El texto íntegro de la resolución puede consultarse en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/008079775aec2d43b9d32

El caso se origina en la decisión de la Jefatura de Policía de Bolonia de revocar el permiso de residencia de larga duración concedido a un ciudadano extranjero, basándose en un juicio de peligrosidad social derivado de condenas penales firmes por hechos de especial gravedad. El recurrente alegó, entre otros motivos, que la revocación se había producido de forma automática y que la administración no había valorado adecuadamente su integración social, familiar y laboral en Italia.

El Tribunal recuerda que el artículo 9, apartado 4, del Texto Único establece que el permiso de residencia UE para residentes de larga duración no puede concederse a quienes sean considerados peligrosos para el orden público o la seguridad del Estado. En virtud de la conexión con el apartado 7, el permiso puede ser revocado cuando desaparecen las condiciones exigidas para su concesión. Sin embargo, la norma exige una valoración sustancial e individualizada, que tenga en cuenta la duración de la residencia en el territorio nacional y el grado de integración social, familiar y profesional del interesado.

La sentencia se inserta en la línea jurisprudencial consolidada según la cual no puede existir un automatismo entre condena penal y pérdida del estatus de larga duración. Se requiere una evaluación actual de la peligrosidad, basada en la personalidad del sujeto y en la gravedad concreta de los hechos. En el caso examinado, el Tribunal considera que la administración realizó dicha evaluación, analizando la naturaleza de los delitos, su impacto sobre derechos fundamentales y la conducta global del recurrente. La decisión no fue considerada ilógica ni irrazonable, por lo que la revocación fue confirmada en este punto.

El aspecto más relevante de la resolución se refiere, no obstante, al artículo 9, apartado 9, del Texto Único. Esta disposición establece que, cuando se revoca el permiso de larga duración y no procede la expulsión, debe concederse al extranjero un permiso de residencia de otro tipo conforme a la normativa vigente. Se trata de una previsión que garantiza la continuidad de la condición jurídica del extranjero, evitando que la pérdida del estatus reforzado implique automáticamente una situación de irregularidad.

En el supuesto analizado, la autoridad administrativa omitió cualquier valoración sobre la posibilidad de conceder un permiso alternativo. Por ello, el Tribunal estimó parcialmente el recurso y anuló la resolución en la parte relativa a dicha omisión. La administración deberá pronunciarse nuevamente, evaluando la situación actual del interesado y la eventual concesión de un título diferente.

La decisión pone de relieve el equilibrio entre la protección del orden público y el respeto a los principios de legalidad y proporcionalidad. Si bien la administración dispone de un margen de discrecionalidad en materia de seguridad, dicho poder debe ejercerse dentro del marco normativo completo. La revocación del permiso de larga duración no puede generar un vacío jurídico; en ausencia de expulsión, debe realizarse una nueva evaluación sobre el estatuto de residencia.

La sentencia confirma, en definitiva, que incluso en el ámbito del derecho de extranjería, la discrecionalidad administrativa está sometida a los principios fundamentales del Estado de Derecho.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

TAR Emilia-Romaña: la Jefatura de Policía debe emitir el permiso estacional, no puede archivar la solicitud

 TAR Emilia-Romaña: la Jefatura de Policía debe emitir el permiso estacional, no puede archivar la solicitud

Una importante sentencia del Tribunal Administrativo Regional (TAR) de Emilia-Romaña, Sección Primera, publicada el 27 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general número 1845 de 2025), aclara un principio fundamental en materia de derecho de extranjería: el retraso administrativo no puede justificar el archivo de una solicitud válida de permiso de residencia por trabajo estacional.

El texto íntegro de la sentencia está disponible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/00807977501d9892e7353

El caso se refiere a un ciudadano extranjero que había entrado legalmente en Italia con visado de trabajo estacional, había obtenido la autorización laboral correspondiente, firmado el contrato y presentado correctamente la solicitud del permiso de residencia. Además, cumplió con todas las formalidades previstas por la normativa, incluido el trámite de toma de huellas.

A pesar de ello, la Jefatura de Policía no procedió a la emisión material del permiso y posteriormente decidió archivar la solicitud.

La Administración justificó su decisión alegando que, debido al escaso tiempo entre la fase de instrucción y la conclusión del procedimiento administrativo, no fue posible imprimir la tarjeta de residencia dentro del plazo.

El TAR rechazó esta argumentación. Según el Tribunal, un retraso imputable a la Administración no puede perjudicar al solicitante. Cuando se cumplen los requisitos sustanciales y formales exigidos por la ley, las ineficiencias organizativas internas no constituyen una base legítima para archivar la solicitud.

La sentencia tiene además una relevancia práctica importante. El Tribunal señala que la falta de emisión del permiso estacional puede haber afectado directamente la posibilidad de solicitar su conversión en permiso de trabajo subordinado ordinario, conforme al artículo 24 del Decreto Legislativo número 286 de 1998.

Aunque la conversión requiere una solicitud específica del trabajador y no puede ser evaluada de oficio por la Administración, esta última debe, en primer lugar, cumplir con su obligación de emitir el permiso estacional solicitado. Solo después podrá examinarse la eventual conversión.

La decisión reafirma un principio esencial del derecho administrativo: la ineficiencia del aparato público no puede transformarse en una sanción indirecta contra un trabajador extranjero que ha cumplido todas las obligaciones legales.

En un ámbito donde el respeto de los plazos puede determinar la diferencia entre situación regular e irregular, esta sentencia representa una referencia relevante para futuros litigios relacionados con retrasos en la expedición de permisos de residencia.

Avv. Fabio Loscerbo

Schengen Alert and Residence Permit