venerdì 19 dicembre 2025

La protezione complementare nel regime successivo al D.L. 20/2023: continuità della tutela della vita privata ex art. 8 CEDU e funzione dell’art. 5, comma 6, TUI

 

La protezione complementare nel regime successivo al D.L. 20/2023: continuità della tutela della vita privata ex art. 8 CEDU e funzione dell’art. 5, comma 6, TUI

Con riferimento alla pubblicazione integrale del decreto disponibile su Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Premessa

Il presente contributo analizza il decreto del Tribunale ordinario di Bologna, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, emesso in data 5 dicembre 2025 nel procedimento R.G. 10860/2024. Il provvedimento affronta in modo articolato la disciplina della protezione complementare nel quadro normativo risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. 20/2023, convertito con modificazioni dalla legge 50/2023.

La decisione assume particolare rilievo poiché interviene su una delle questioni più controverse del nuovo assetto normativo: la sorte della tutela della vita privata e familiare dopo l’abrogazione dei parametri espressamente previsti dall’art. 19, comma 1.1, del d.lgs. 286/1998 nella sua formulazione previgente.

Il testo integrale del decreto è consultabile alla seguente pubblicazione:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

La riforma del 2023 e la permanenza della tutela convenzionale

Il Tribunale chiarisce che l’intervento del legislatore del 2023 non ha inciso sul nucleo essenziale del divieto di refoulement né ha determinato l’eliminazione della tutela della vita privata e familiare quale fondamento della protezione complementare, in quanto diritto soggettivo ancorato a obblighi costituzionali e internazionali.

La motivazione valorizza il richiamo, tuttora presente nell’art. 19 del Testo unico sull’immigrazione, all’art. 5, comma 6, del medesimo testo normativo, quale norma di chiusura del sistema e veicolo di integrazione degli obblighi derivanti dalla CEDU. In questa prospettiva, l’abrogazione dei criteri legali tipizzati non equivale alla soppressione della tutela, ma comporta il superamento di una disciplina rigida a favore di una clausola elastica.

La protezione complementare e il ruolo della giurisprudenza di legittimità

La decisione si inserisce consapevolmente nel solco tracciato dalla più recente giurisprudenza della Corte di cassazione, che ha ribadito come la protezione complementare continui a operare anche in relazione alla vita privata e familiare dello straniero, in quanto espressione di obblighi sovraordinati rispetto alla legislazione ordinaria.

Il Tribunale recepisce l’impostazione secondo cui la riforma del 2023 ha inciso sulla tipicità normativa dell’istituto, ma non sulla sua funzione di tutela dei diritti fondamentali, riaffermando il ruolo del giudice nel ricostruire il contenuto della protezione complementare attraverso il bilanciamento degli interessi in gioco.

L’integrazione lavorativa come dimensione della vita privata

Nel caso esaminato, la protezione complementare viene riconosciuta sulla base della dimostrata esistenza di una vita privata radicata sul territorio nazionale. Il Tribunale attribuisce rilievo centrale alla stabilità lavorativa e reddituale del richiedente, richiamando espressamente l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo secondo cui l’attività lavorativa costituisce uno degli spazi principali di sviluppo delle relazioni sociali e personali.

Il lavoro viene così considerato non come mero indicatore economico, ma come elemento strutturale della vita privata tutelata dall’art. 8 CEDU, coerentemente con l’evoluzione giurisprudenziale europea e nazionale in materia di protezione complementare.

Bilanciamento e limiti della protezione complementare

La pronuncia ribadisce che la protezione complementare non configura un diritto automatico né uno strumento di regolarizzazione generalizzata. Resta imprescindibile il bilanciamento con le esigenze di sicurezza nazionale e di ordine pubblico, secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza.

La tutela opera, dunque, solo in presenza di un radicamento effettivo e significativo e in assenza di elementi ostativi prevalenti, confermando una concezione rigorosa e non espansiva dell’istituto.

Considerazioni conclusive

Il decreto del Tribunale di Bologna del 5 dicembre 2025 rappresenta un contributo di particolare rilievo alla ricostruzione dell’istituto della protezione complementare nel periodo successivo al D.L. 20/2023. La decisione conferma che la riforma non ha svuotato l’istituto, ma ne ha ridefinito la tecnica applicativa, restituendo centralità al giudizio concreto e al bilanciamento dei diritti fondamentali.

La pubblicazione integrale del provvedimento consente di apprezzare una motivazione ampia e sistematica, idonea a costituire un punto di riferimento per la prassi giudiziaria e per il dibattito dottrinale.

Testo integrale del decreto disponibile su Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo

giovedì 18 dicembre 2025

La protección complementaria en el régimen posterior al Decreto-ley n.º 20/2023: continuidad de la tutela de la vida privada conforme al artículo 8 del CEDH y función del artículo 5, apartado 6, del Texto Único de Inmigración

La protección complementaria en el régimen posterior al Decreto-ley n.º 20/2023: continuidad de la tutela de la vida privada conforme al artículo 8 del CEDH y función del artículo 5, apartado 6, del Texto Único de Inmigración

Con referencia a la publicación íntegra del decreto disponible en Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Introducción

El presente trabajo analiza el decreto dictado por el Tribunal Ordinario de Bolonia, Sección especializada en materia de inmigración, protección internacional y libre circulación de los ciudadanos de la Unión Europea, de fecha 5 de diciembre de 2025, en el procedimiento R.G. 10860/2024. La resolución ofrece un examen estructurado y profundo de la protección complementaria en el marco normativo resultante de las modificaciones introducidas por el Decreto-ley n.º 20/2023, convertido con modificaciones en la Ley n.º 50/2023.

La decisión reviste especial relevancia porque aborda una de las cuestiones más controvertidas del nuevo marco legislativo: el destino de la tutela de la vida privada y familiar tras la derogación de los parámetros expresamente previstos en el artículo 19, apartado 1.1, del Decreto Legislativo n.º 286/1998 en su redacción anterior.

El texto íntegro del decreto está disponible en la siguiente publicación:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

La reforma de 2023 y la permanencia de la tutela convencional

El Tribunal aclara que la intervención legislativa de 2023 no ha afectado al núcleo esencial de la prohibición de refoulement, ni ha eliminado la tutela de la vida privada y familiar como fundamento de la protección complementaria, en cuanto derecho subjetivo anclado en obligaciones constitucionales e internacionales.

La motivación destaca la referencia aún presente en el artículo 19 del Texto Único de Inmigración al artículo 5, apartado 6, del mismo cuerpo normativo, que actúa como cláusula de cierre del sistema y como vía de incorporación de las obligaciones derivadas del Convenio Europeo de Derechos Humanos. Desde esta perspectiva, la derogación de los criterios legales tipificados no equivale a la supresión de la tutela, sino que marca el paso de una disciplina rígida a una cláusula flexible.

La protección complementaria y el papel de la jurisprudencia del Tribunal Supremo

La decisión se inscribe conscientemente en la línea marcada por la jurisprudencia más reciente del Tribunal Supremo italiano (Corte di cassazione), que ha reafirmado que la protección complementaria continúa operando también en relación con la vida privada y familiar de la persona extranjera, como expresión de obligaciones que prevalecen sobre la legislación ordinaria.

El Tribunal acoge la interpretación según la cual la reforma de 2023 ha incidido en la tipicidad normativa del instituto, pero no en su función de tutela de los derechos fundamentales, reafirmando así el papel central del juez en la reconstrucción del contenido de la protección complementaria mediante un ejercicio de ponderación de los intereses en juego.

La integración laboral como dimensión de la vida privada

En el caso examinado, la protección complementaria se reconoce sobre la base de la demostrada existencia de una vida privada arraigada en el territorio nacional. El Tribunal concede especial relevancia a la estabilidad laboral y de ingresos del solicitante, remitiéndose expresamente a la jurisprudencia del Tribunal Europeo de Derechos Humanos, según la cual la actividad profesional constituye uno de los principales ámbitos en los que las personas desarrollan relaciones sociales y personales.

El trabajo es considerado así no como un mero indicador económico, sino como un elemento estructural de la vida privada protegida por el artículo 8 del CEDH, en coherencia con la evolución de la jurisprudencia europea y nacional en materia de protección complementaria.

Ponderación de intereses y límites de la protección complementaria

La resolución subraya, al mismo tiempo, que la protección complementaria no configura un derecho automático ni un instrumento de regularización generalizada. Sigue siendo imprescindible la ponderación con las exigencias de seguridad nacional y de orden público, conforme a los principios de proporcionalidad y razonabilidad.

La tutela opera, por tanto, únicamente en presencia de un arraigo efectivo y significativo y en ausencia de causas excluyentes prevalentes, confirmando una concepción rigurosa y no expansiva del instituto.

Consideraciones finales

El decreto del Tribunal Ordinario de Bolonia de 5 de diciembre de 2025 constituye una aportación de notable importancia a la reconstrucción del instituto de la protección complementaria en el período posterior al Decreto-ley n.º 20/2023. La decisión confirma que la reforma no ha vaciado de contenido el instituto, sino que ha redefinido su técnica de aplicación, devolviendo centralidad a la valoración judicial caso por caso y a la ponderación de los derechos fundamentales.

La publicación íntegra de la resolución permite apreciar una motivación amplia y sistemática, apta para convertirse en un punto de referencia tanto para la práctica judicial como para el debate doctrinal.

Texto íntegro del decreto disponible en Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo


martedì 16 dicembre 2025

Título: Protección complementaria después del Decreto Cutro: qué significa realmente

 Título: Protección complementaria después del Decreto Cutro: qué significa realmente


Bienvenidos a un nuevo episodio del pódcast Derecho de la Inmigración.
Mi nombre es Avv. Fabio Loscerbo.

Hoy hablamos de una decisión importante del Tribunal de Bolonia, del 5 de diciembre de 2025, que se refiere a la protección complementaria.

Después del Decreto Cutro, muchas personas pensaron que este tipo de protección había sido eliminada. El Tribunal explica con claridad que esto no es cierto. La protección complementaria sigue existiendo.

En palabras sencillas, el Estado italiano debe seguir respetando los derechos fundamentales de las personas extranjeras. Uno de estos derechos es el derecho a la vida privada, es decir, el derecho a continuar una vida construida en Italia, con trabajo, relaciones y estabilidad.

La ley ha cambiado, pero la protección no ha desaparecido. Lo que ha cambiado es que ya no existen reglas rígidas. Ahora el juez debe analizar cada situación personal, caso por caso.

En el caso decidido por el Tribunal de Bolonia, el trabajo fue muy importante. No solo porque la persona tenía un ingreso, sino porque a través del trabajo se construyen relaciones, amistades y una vida normal en Italia.

Pero atención: la protección complementaria no es automática y no es una regularización general. Si existen problemas graves de orden público o de seguridad, la protección puede ser negada.

El mensaje es claro: si una persona ha construido una vida real y regular en Italia, la ley puede proteger esa vida. Pero cada caso debe ser evaluado con cuidado.

Gracias por escuchar.
Mi nombre es Avv. Fabio Loscerbo y esto fue Derecho de la Inmigración.

Title: Complementary Protection after the Cutro Decree: what it really means


 Title: Complementary Protection after the Cutro Decree: what it really means

Welcome to a new episode of the Immigration Law podcast.
My name is Avv. Fabio Loscerbo.

Today we talk about an important decision of the Court of Bologna, issued on 5 December 2025, concerning complementary protection.

After the Cutro Decree, many people thought that this type of protection had been cancelled. The Court clearly explains that this is not true. Complementary protection still exists.

In simple words, the Italian State must continue to respect the fundamental rights of foreign nationals. One of these rights is the right to private life, meaning the right to continue a life built in Italy, with work, relationships and stability.

The law has changed, but the protection has not disappeared. What changed is that there are no more rigid rules. Now the judge must look at each personal situation, case by case.

In the case decided by the Court of Bologna, work was very important. Not only because the person had an income, but because work helps people build relationships, friendships and a normal life in Italy.

But attention: complementary protection is not automatic and it is not an amnesty. If there are serious problems related to public order or security, protection can be refused.

The message is clear: if a person has built a real and regular life in Italy, the law can protect that life. But every case must be carefully evaluated.

Thank you for listening.
My name is Avv. Fabio Loscerbo, and this was Immigration Law.

Complementary Protection in the Legal Framework Following Decree-Law No. 20/2023: Continuity of the Protection of Private Life under Article 8 ECHR and the Function of Article 5, Paragraph 6, of the Consolidated Immigration Act



Complementary Protection in the Legal Framework Following Decree-Law No. 20/2023: Continuity of the Protection of Private Life under Article 8 ECHR and the Function of Article 5, Paragraph 6, of the Consolidated Immigration Act

With reference to the full publication of the decree available on Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Introduction

This contribution analyses the decree issued by the Ordinary Court of Bologna, Specialised Section for Immigration, International Protection and Free Movement of EU Citizens, on 5 December 2025 in proceedings no. R.G. 10860/2024. The decision provides a structured and in-depth examination of complementary protection within the legal framework resulting from the amendments introduced by Decree-Law No. 20/2023, converted with amendments by Law No. 50/2023.

The ruling is of particular relevance as it addresses one of the most controversial issues arising from the new legislative framework: the fate of the protection of private and family life following the repeal of the parameters expressly set out in Article 19, paragraph 1.1, of Legislative Decree No. 286/1998 in its previous formulation.

The full text of the decree is available at the following publication:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

The 2023 Reform and the Persistence of Conventional Protection

The Court clarifies that the 2023 legislative intervention did not affect the core of the prohibition of refoulement, nor did it eliminate the protection of private and family life as a foundation of complementary protection, insofar as it constitutes a subjective right rooted in constitutional and international obligations.

The reasoning highlights the continued reference, within Article 19 of the Consolidated Immigration Act, to Article 5, paragraph 6, of the same statute, which functions as a closing provision of the system and as a channel for incorporating obligations arising from the European Convention on Human Rights. From this perspective, the repeal of the typified statutory criteria does not amount to the suppression of protection, but rather marks the transition from a rigid regulatory framework to an elastic clause.

Complementary Protection and the Role of Supreme Court Case Law

The decision consciously aligns itself with the most recent case law of the Italian Supreme Court (Corte di cassazione), which has reaffirmed that complementary protection continues to apply also in relation to the private and family life of the foreign national, as an expression of obligations that prevail over ordinary legislation.

The Court adopts the view that the 2023 reform affected the normative typicity of the institute, but not its function of safeguarding fundamental rights, thereby reaffirming the central role of the judge in reconstructing the content of complementary protection through a balancing of the competing interests at stake.

Labour Integration as a Dimension of Private Life

In the case under consideration, complementary protection was granted on the basis of the demonstrated existence of a private life firmly rooted in the national territory. The Court attached central importance to the applicant’s employment stability and lawful income, expressly referring to the case law of the European Court of Human Rights, according to which professional activity represents one of the primary contexts in which individuals develop social and personal relationships.

Work is thus regarded not merely as an economic indicator, but as a structural component of private life protected under Article 8 ECHR, in line with the evolution of European and domestic jurisprudence on complementary protection.

Balancing of Interests and Limits of Complementary Protection

At the same time, the ruling reiterates that complementary protection does not constitute an automatic right, nor a mechanism of generalised regularisation. A balancing exercise with considerations of national security and public order remains essential, in accordance with the principles of proportionality and reasonableness.

Accordingly, protection operates only where there is an effective and significant degree of rooting in the host country and in the absence of prevailing exclusionary grounds, confirming a rigorous and non-expansive conception of the institute.

Concluding Remarks

The decree of the Ordinary Court of Bologna of 5 December 2025 represents a significant contribution to the reconstruction of complementary protection in the period following Decree-Law No. 20/2023. The decision confirms that the reform did not empty the institute of its substance, but rather reshaped its technique of application, restoring centrality to case-by-case judicial assessment and to the balancing of fundamental rights.

The full publication of the decision allows for an appreciation of a broad and systematic line of reasoning, capable of serving as a reference point for judicial practice and academic debate.

Full text of the decree available on Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo


domenica 14 dicembre 2025

الإدانات في جرائم المخدرات وتحويل تصريح الإقامة للعمل: نطاق الرفض الإلزامي

 الإدانات في جرائم المخدرات وتحويل تصريح الإقامة للعمل: نطاق الرفض الإلزامي

تُتيح حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا-رومانيا، الدائرة الأولى، رقم 01561 لسنة 2025، الصادر في ديسمبر 2025، فرصة مهمة لإعادة تناول مسألة محورية ولا تزال مثار جدل واسع في قانون الهجرة، وهي أثر الإدانات الجنائية في جرائم المخدرات على إمكانية تجديد أو تحويل تصريح الإقامة لأسباب العمل المأجور.

نُشرت الحكم كاملة ويمكن الاطلاع عليها عبر الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
وتندرج هذه القرار ضمن مسار قضائي مستقر، مع قيامه في الوقت ذاته بتحديد حدوده التطبيقية بدقة، من خلال التمييز بين حالات المانع القانوني التلقائي وبين الهوامش المحدودة المتبقية للسلطة التقديرية للإدارة.

تعود وقائع النزاع إلى رفض صادر عن جهة الشرطة المختصة (Questura) لطلب تجديد وتحويل تصريح إقامة لأسباب عائلية إلى تصريح إقامة للعمل المأجور. وقد استند الرفض إلى وجود إدانة جنائية نهائية بحيازة مواد مخدرة بقصد الاتجار، صادرة وفقًا للمادة 73، الفقرة 1 مكرر، من المرسوم الرئاسي رقم 309 لسنة 1990. وقد طعنت جهة الدفاع في الطابع التلقائي للرفض، معتبرة أن على الإدارة إجراء تقييم شامل للوضع الشخصي والمهني والاجتماعي لصاحب الطلب.

غير أن المحكمة الإدارية أوضحت ابتداءً الإطار القانوني الصحيح الواجب التطبيق، مستبعدةً سريان المادة 9 من النص الموحد للهجرة الخاصة بتصريح الإقامة طويل الأمد للاتحاد الأوروبي، ومُحيلةً النزاع إلى أحكام المادتين 4، الفقرة 3، و5 من المرسوم التشريعي رقم 286 الصادر في 25 يوليو 1998. وضمن هذا الإطار، تُعدّ الإدانة في جرائم المخدرات، في صورها الأشد خطورة المنصوص عليها قانونًا، سببًا مانعًا تلقائيًا يحول دون منح أو تحويل تصريح الإقامة لأسباب العمل.

وتؤكد الحكم أنه، في وجود مثل هذه الإدانة، لا تكون لتعليق تنفيذ العقوبة، ولا لمنح الظروف المخففة، ولا لمرور الزمن منذ ارتكاب الجريمة أي أهمية قانونية. ففي هذه الحالات، لا تتمتع الإدارة بسلطة تقديرية واسعة، بل تكون ملزمة قانونًا برفض تصريح الإقامة المطلوب.

ويتناول جزء محوري من الحكم الاستثناء الوحيد لهذا النظام التلقائي، والمتمثل في وجود روابط أسرية فعلية وحالية مع أشخاص مقيمين بصفة قانونية في إيطاليا. وفقط عندما تُثبت وحدة أسرية حقيقية بشكل ملموس، وليس بمجرد تصريح شكلي، تلتزم الإدارة، بموجب المادة 5، الفقرة 5، من النص الموحد للهجرة، بإجراء موازنة بين المصلحة العامة في الأمن وحماية الحياة الأسرية، وذلك أيضًا في ضوء المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.

وفي القضية محل البحث، خلصت المحكمة إلى عدم توافر هذا الشرط، مُبرزةً غياب التعايش الفعلي وعدم إثبات وجود نواة أسرية قائمة. وبناءً على ذلك، أكدت المحكمة الطابع الإلزامي قانونًا لقرار الرفض.

وتدعو هذه الحكم إلى تأمل أوسع في العلاقة بين الاندماج الاجتماعي والآليات القانونية التلقائية في قانون الهجرة. إذ يعتقد كثير من الأجانب أن إدانة «تم تنفيذها» أو تعود إلى زمن بعيد لم تعد تؤثر على وضعهم الإداري. غير أن الحكم محل التعليق يُظهر أن بعض الإدانات، في مجال تصاريح الإقامة للعمل المأجور، لا تزال تُشكّل حواجز قانونية لا يمكن تجاوزها، بغض النظر عن المسار المهني اللاحق أو مستوى الاندماج الاجتماعي المحقق.

ومن هذا المنظور، يُمثل حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا-رومانيا نقطة مرجعية واضحة في تحديد الوضع الراهن للقانون، إذ يوفر للفاعلين القانونيين إطارًا دقيقًا للحدود التي يمكن ضمنها الاحتجاج بالسلطة التقديرية للإدارة، ويُبيّن في المقابل الحالات التي تكون فيها هذه السلطة مستبعدة قانونًا.


المدونات الصوتية المرتبطة بالحكم


Avv. Fabio Loscerbo

Condenas por delitos de drogas y conversión del permiso de residencia por trabajo: el alcance de la denegación obligatoria

 Condenas por delitos de drogas y conversión del permiso de residencia por trabajo: el alcance de la denegación obligatoria

La sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, Sección Primera, número 01561 de 2025, dictada en diciembre de 2025, ofrece una ocasión relevante para volver sobre una cuestión central y todavía muy controvertida en el derecho de extranjería: la incidencia de las condenas penales por delitos relacionados con las drogas en la posibilidad de renovar o convertir un permiso de residencia por motivos de trabajo por cuenta ajena.

La resolución, publicada íntegramente y disponible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
se inscribe en una línea jurisprudencial ya consolidada, pero al mismo tiempo delimita con especial claridad sus contornos operativos, distinguiendo entre supuestos de automatismo impeditivo y los reducidos márgenes residuales de valoración discrecional de la administración.

El litigio se origina a partir de la denegación acordada por la Questura respecto de una solicitud de renovación y conversión de un permiso de residencia por motivos familiares en un permiso por trabajo por cuenta ajena. La denegación se basó en la existencia de una condena penal firme por tenencia de sustancias estupefacientes con fines de tráfico, impuesta conforme al artículo 73, apartado 1-bis, del Decreto del Presidente de la República 309 de 1990. La defensa cuestionó el automatismo aplicado por la administración, alegando la necesidad de una valoración global de la situación personal, laboral y social del interesado.

El Tribunal Administrativo aclara, en primer lugar, el correcto encuadramiento normativo del caso, excluyendo la aplicabilidad del artículo 9 del Texto Único de Inmigración, relativo al permiso de residencia de larga duración UE, y reconduciendo la cuestión a los artículos 4, apartado 3, y 5 del Decreto Legislativo número 286 de 25 de julio de 1998. En este marco, la condena por delitos relacionados con las drogas, en sus formas más graves previstas por la ley, constituye una causa automática que impide la expedición o la conversión del permiso de residencia por motivos de trabajo.

La sentencia reafirma que, en presencia de este tipo de condenas, carecen de relevancia jurídica tanto la suspensión condicional de la pena como la concesión de circunstancias atenuantes o el tiempo transcurrido desde la comisión del delito. En tales supuestos, la administración no dispone de un amplio margen de apreciación, sino que se encuentra jurídicamente vinculada a denegar el permiso de residencia solicitado.

Un pasaje central de la resolución se refiere, no obstante, a la única excepción a este automatismo: la existencia de vínculos familiares efectivos y actuales con personas legalmente residentes en Italia. Solo cuando se acredita de manera concreta una unidad familiar real, y no meramente declarada de forma formal, el artículo 5, apartado 5, del Texto Único de Inmigración impone a la administración la obligación de realizar una ponderación entre el interés público en la seguridad y la protección de la vida familiar, también a la luz del artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos.

En el caso examinado, el Tribunal considera que dicho presupuesto no concurría, subrayando la ausencia de una convivencia efectiva y la falta de prueba de un núcleo familiar actual. De ello se deriva, de manera coherente, la confirmación del carácter jurídicamente obligatorio de la denegación.

La decisión invita a una reflexión más amplia sobre la relación entre integración social y automatismos normativos en el derecho de extranjería. Muchos extranjeros confían en que una condena ya “cumplida” o lejana en el tiempo no incida ulteriormente en su situación administrativa. La sentencia objeto de comentario demuestra, por el contrario, que en el ámbito de los permisos de residencia por trabajo por cuenta ajena determinadas condenas siguen operando como barreras jurídicas infranqueables, con independencia del posterior recorrido laboral o del grado de integración social alcanzado.

Desde esta perspectiva, la resolución del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña representa un punto firme sobre el estado actual del derecho vigente, ofreciendo a los operadores jurídicos un marco claro de los límites dentro de los cuales puede invocarse útilmente la valoración discrecional de la administración y, al mismo tiempo, de aquellos supuestos en los que dicha discrecionalidad resulta legalmente excluida.


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Avv. Fabio Loscerbo

إيطاليا تعترف بالحماية التكميلية: عندما يصبح الاندماج درعًا قانونيًا

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