Il superamento dell'automatismo ostativo delle condanne penali nel rinnovo del permesso di soggiorno: osservazioni a margine della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna, Sezione Prima, emessa il 9 giugno 2026 e pubblicata il 20 giugno 2026, sentenza numero 1193 del Registro delle Sentenze

 

Il superamento dell'automatismo ostativo delle condanne penali nel rinnovo del permesso di soggiorno: osservazioni a margine della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna, Sezione Prima, emessa il 9 giugno 2026 e pubblicata il 20 giugno 2026, sentenza numero 1193 del Registro delle Sentenze

Abstract

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna, Sezione Prima, emessa il 9 giugno 2026 e pubblicata il 20 giugno 2026, sentenza numero 1193 del Registro delle Sentenze, offre un'importante occasione per riflettere sull'evoluzione del rapporto tra tutela dell'ordine pubblico e diritto alla vita familiare dello straniero nel procedimento di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno. La decisione riafferma il progressivo superamento degli automatismi amministrativi fondati sulla mera esistenza di una condanna penale e valorizza il principio della valutazione individualizzata della posizione dello straniero, in conformità ai principi costituzionali, convenzionali ed eurounitari.

La controversia trae origine dal diniego di rinnovo del permesso di soggiorno opposto dalla Questura di Bologna nei confronti di un cittadino nigeriano condannato per un reato in materia di sostanze stupefacenti. L'Amministrazione aveva ritenuto la condanna automaticamente ostativa al rinnovo del titolo, senza svolgere alcuna effettiva valutazione della situazione familiare rappresentata dall'interessato durante il procedimento amministrativo.

Il Tribunale accoglie il ricorso sviluppando un percorso argomentativo che si colloca nel solco dell'evoluzione della giurisprudenza costituzionale e amministrativa degli ultimi anni. La decisione muove dalla ricostruzione sistematica degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo numero 286 del 1998, osservando come tali disposizioni non possano più essere interpretate nel senso di attribuire alle condanne penali un'efficacia automaticamente preclusiva in presenza di consolidati legami familiari sul territorio nazionale.

Il punto di svolta dell'intero sistema resta rappresentato dalla sentenza numero 202 del 2013 della Corte costituzionale. Con tale pronuncia il giudice delle leggi ha dichiarato costituzionalmente illegittima la limitazione dell'obbligo di valutazione comparativa ai soli casi di ricongiungimento familiare, estendendo la tutela a tutti gli stranieri che abbiano effettivi legami familiari in Italia. Da quel momento il procedimento amministrativo è chiamato a confrontarsi con un obbligo di bilanciamento tra interesse pubblico e tutela dell'unità familiare che non può essere soddisfatto mediante formule stereotipate o motivazioni apparenti.

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna si inserisce coerentemente in questo indirizzo. I giudici rilevano infatti che la Questura si è limitata ad affermare che le osservazioni difensive non consentivano una diversa valutazione, senza prendere concretamente in esame gli elementi documentali prodotti dal ricorrente, consistenti nella stabile convivenza con la compagna, nella presenza della figlia e nello svolgimento di una regolare attività lavorativa. Una simile motivazione viene ritenuta insufficiente perché non dimostra l'effettivo svolgimento del giudizio comparativo imposto dall'articolo 5 del Testo Unico Immigrazione.

La pronuncia presenta particolare interesse anche sotto il profilo della motivazione amministrativa. Il Tribunale ribadisce che il sindacato del giudice amministrativo non investe la discrezionalità dell'Amministrazione nella valutazione della pericolosità sociale dello straniero, bensì la correttezza del procedimento logico seguito per giungere alla decisione finale. Ne deriva che il difetto istruttorio e il difetto di motivazione assumono un ruolo centrale nella verifica della legittimità del provvedimento.

Di particolare rilievo è il richiamo espresso all'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La tutela della vita privata e familiare non viene considerata un limite esterno all'esercizio del potere amministrativo, ma costituisce uno dei parametri attraverso i quali deve essere costruita la motivazione del provvedimento. Il bilanciamento tra esigenze di sicurezza pubblica e diritto all'unità familiare diviene pertanto parte integrante dell'istruttoria amministrativa e non può essere rinviato alla sola fase contenziosa.

La decisione si colloca inoltre nel più ampio processo di trasformazione del diritto dell'immigrazione europeo, caratterizzato dal progressivo superamento degli automatismi decisionali. Negli ultimi anni tanto la Corte di Giustizia dell'Unione europea quanto la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno progressivamente rafforzato il principio della valutazione individualizzata quale corollario del principio di proporzionalità. La sentenza in commento rappresenta un'ulteriore conferma della piena integrazione di tali principi nella giurisprudenza amministrativa italiana.

Dal punto di vista operativo la pronuncia produce effetti che trascendono il caso concreto. Essa impone infatti alle Questure un diverso modello procedimentale fondato su un'istruttoria sostanziale e non meramente documentale. La presenza di una condanna penale conserva certamente una rilevanza primaria nella valutazione dell'Amministrazione, ma non esaurisce il contenuto dell'accertamento richiesto dalla legge. L'autorità amministrativa è chiamata a verificare l'intensità dei rapporti familiari, il grado di integrazione sociale, la durata della permanenza sul territorio nazionale, i collegamenti con il Paese di origine e ogni altro elemento idoneo a ricostruire concretamente la posizione dello straniero.

La sentenza assume infine una significativa valenza sistematica perché conferma come il diritto dell'immigrazione stia progressivamente abbandonando una concezione rigidamente tipologica dei poteri amministrativi per approdare ad un modello fondato sulla personalizzazione della decisione. L'individualizzazione del giudizio costituisce oggi non soltanto un criterio interpretativo, ma un vero e proprio principio generale del procedimento amministrativo in materia di immigrazione.

La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna rappresenta pertanto un ulteriore tassello nell'evoluzione del sistema italiano verso un modello amministrativo maggiormente conforme ai principi costituzionali, convenzionali ed europei, nel quale la tutela dell'ordine pubblico continua a rappresentare un interesse fondamentale, ma deve essere perseguita attraverso provvedimenti adeguatamente istruiti, motivati e proporzionati rispetto alla concreta posizione del destinatario.


Avv. Fabio Loscerbo

ORCID: https://orcid.org/0009-0003-9848-4558

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