Assegno unico 2026: quali permessi di soggiorno danno diritto
Nel 2026 l’INPS ha aggiornato le regole applicabili all’Assegno unico e universale per i figli a carico, chiarendo anche quali cittadini extra UE possono accedere alla prestazione.
Possono presentare domanda, in presenza degli altri requisiti previsti dalla legge, i titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, i titolari di permesso unico di lavoro autorizzati a svolgere attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi e i titolari di permesso di soggiorno per ricerca autorizzati a soggiornare in Italia per più di sei mesi.
L’INPS ha inoltre riconosciuto, sulla base dell’evoluzione giurisprudenziale, la possibilità di accesso anche ai titolari di permesso per attesa occupazione. Per questa categoria la prestazione viene riconosciuta con riserva di eventuale ripetizione delle somme in relazione agli sviluppi normativi e giurisprudenziali.
L’Assegno unico può essere richiesto per i figli a carico fino al compimento dei 21 anni, ricorrendo le condizioni previste dalla normativa, e senza limiti di età per i figli con disabilità. La misura spetta anche a lavoratori autonomi, disoccupati e inoccupati, purché siano rispettati i requisiti di cittadinanza, soggiorno e residenza.
Per il 2026 è cambiato anche il calcolo dell’ISEE utilizzato per le prestazioni familiari. Dal 1° gennaio è operativo un ISEE specifico per alcune prestazioni, tra cui Assegno unico, Bonus asilo nido, Bonus nuovi nati, Assegno di Inclusione e Supporto per la Formazione e il Lavoro. L’INPS ha aggiornato automaticamente le attestazioni relative alle DSU presentate nel 2026.
L’importo dell’Assegno unico varia in base all’ISEE e alla composizione del nucleo familiare. Anche senza ISEE valido la prestazione può essere riconosciuta, ma nella misura minima prevista. Per il 2026 la soglia ISEE massima di riferimento è pari a 46.582,71 euro.
Chi ha già una domanda di Assegno unico accolta non deve presentare una nuova richiesta per il 2026, salvo che la precedente domanda sia decaduta, revocata o respinta. È invece necessario mantenere aggiornati i dati relativi al nucleo familiare e verificare la validità del titolo di soggiorno.
Per i cittadini stranieri è quindi essenziale non fermarsi alla sola denominazione del permesso. La natura del titolo, la sua durata, l’autorizzazione al lavoro e l’eventuale fase di attesa occupazione possono incidere direttamente sul diritto alla prestazione. In caso di rigetto, soprattutto quando il motivo riguarda il tipo di permesso di soggiorno, è opportuno verificare se la decisione sia coerente con le indicazioni INPS e con la giurisprudenza più recente.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
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