Cittadinanza: attenzione al vecchio permesso UE di lungo periodo

Cittadinanza: attenzione al vecchio permesso UE di lungo periodo

Chi presenta una domanda di cittadinanza italiana ed è titolare di un permesso UE per soggiornanti di lungo periodo deve controllare non soltanto di possedere lo status, ma anche che il documento materiale sia aggiornato. Le indicazioni pubblicate nel 2026 da diverse Prefetture richiamano espressamente questo adempimento, che può diventare decisivo per evitare richieste di integrazione, rallentamenti o contestazioni nella fase istruttoria.

Lo status è permanente, il documento no

Il punto che genera più confusione è la distinzione tra lo status di soggiornante di lungo periodo e il documento che lo attesta. Dopo le modifiche introdotte dalla legge 23 dicembre 2021, n. 238, il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo non reca più la vecchia indicazione di durata illimitata: il documento fisico ha una validità di dieci anni per i maggiorenni e di cinque anni per i minorenni. Questo, però, non significa che lo status venga meno alla scadenza del documento. Lo status di lungo soggiornante resta permanente, salvo i casi di revoca previsti dalla legge; ciò che deve essere aggiornato è il supporto documentale che ne prova l’esistenza e che viene utilizzato nei rapporti con le amministrazioni.

La distinzione è importante perché, nella pratica, molti cittadini stranieri conservano ancora vecchi permessi di lungo periodo rilasciati anni fa, spesso con la dicitura “illimitato”, ritenendo che non sia necessario sostituirli. Le Questure hanno chiarito che i titoli rilasciati da oltre dieci anni devono invece essere aggiornati mediante la procedura prevista, normalmente attraverso il kit postale da trasmettere alla Questura competente.

Perché il problema emerge nella domanda di cittadinanza

La procedura per la cittadinanza per residenza richiede che la posizione del richiedente sia documentalmente coerente e aggiornata. Diverse Prefetture, anche in indicazioni aggiornate nel corso del 2026, invitano espressamente i titolari di permesso UE per soggiornanti di lungo periodo a verificare, prima dell’invio della domanda, che il documento sia stato aggiornato secondo la disciplina introdotta dalla legge n. 238 del 2021.

La conseguenza pratica non va sottovalutata. Se il titolo è vecchio e necessita di aggiornamento, è opportuno avviare la procedura presso la Questura prima di presentare la domanda di cittadinanza. Le stesse indicazioni amministrative precisano che può essere allegata alla domanda di cittadinanza anche la ricevuta o la documentazione comprovante l’avvenuta richiesta di aggiornamento del permesso, inserendola insieme al titolo di soggiorno. In questo modo il richiedente dimostra di avere già regolarizzato il profilo documentale senza dover necessariamente attendere la materiale consegna del nuovo permesso.

Se la domanda di cittadinanza è già stata presentata

Il problema può essere corretto anche dopo l’invio dell’istanza. Quando la domanda di cittadinanza è stata presentata allegando un vecchio permesso di lungo periodo, le Prefetture indicano di richiedere comunque l’aggiornamento alla Questura e di trasmettere successivamente la relativa documentazione all’amministrazione competente, indicando il codice identificativo della pratica di cittadinanza, normalmente il numero K10.

È un accorgimento semplice, ma utile: nelle procedure di cittadinanza molti ritardi nascono non da una mancanza sostanziale dei requisiti, bensì dalla necessità di riallineare documenti, dati anagrafici e informazioni presenti nei diversi archivi della pubblica amministrazione. Intervenire prima che venga richiesta formalmente un’integrazione consente di ridurre i tempi e, soprattutto, di evitare che una questione puramente documentale venga percepita come un problema della posizione di soggiorno.

Cosa controllare prima dell’invio

Prima di presentare la domanda è quindi opportuno verificare la data di rilascio del permesso UE di lungo periodo, l’eventuale necessità di aggiornamento, la corrispondenza dei dati anagrafici, del passaporto e della residenza e, se l’aggiornamento è già stato richiesto, conservare la ricevuta della pratica. Lo stesso controllo è consigliabile anche quando siano intervenuti nel tempo cambi di passaporto, residenza, stato civile o altre variazioni che possano rendere non più perfettamente attuale il documento posseduto.

Il principio da tenere presente è quindi chiaro: il diritto al soggiorno di lungo periodo può essere stabile e permanente, ma il documento attraverso il quale quel diritto viene dimostrato deve essere aggiornato. Nella procedura di cittadinanza questa distinzione assume un valore concreto, perché una domanda ben preparata non deve limitarsi a dimostrare i requisiti sostanziali, ma deve presentare una posizione documentale completa, coerente e immediatamente verificabile dall’amministrazione.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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